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L'inchiesta antidroga "Hybris", le intercettazioni: "Minchia, i sbirri sono passati"

Secondo quanto emerge dalle pagine dell'ordinanza di custodia cautelare, quando a Michele Cavaleri sarebbe stato comunicato il transito di tante auto dei carabinieri il avrebbe risposto: "O sono venuti di fare danno o si sono preparati per andare a fare danno, ventitré, ventiquattro macchine"

"Minchia i sbirri sono passati .. . La Finanza! Dietro sono .. il collo 'si stuccaru' (si sono girati, hanno guardato ndr.), lo vuoi chiamare ... ah!". "I potessiru scaffazzari (li potrebbero schiacciare ndr.), come vengono dico: 'ma che ciolla volete?'". E' il 19 luglio del 2021 quando - viene ricostruito nelle pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Palermo - "Antonietta Casaccio, convivente di Michele Cavaleri, ha modo di notare il passaggio di una pattuglia della Guardia di finanza e avvisa immediatamente lo stesso Cavaleri e Lillo Serravalle che si trovano nei pressi".

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"Michele Cavaleri riceveva poi la visita di (omissis) che informava il Cavaleri, Lillo Serravalle e Antonietta Casaccio di aver notato il transito di più di un'autovettura dell'Arma dei carabinieri, una di seguito all'altra, che entravano nei locali della caserma; ragion per cui lo stesso Cavaleri - ricostruisce il gip - si recava personalmente a verificare la situazione, onde eventualmente predisporre tutte le misure necessarie a eludere controlli e perquisizioni nei propri confronti, ipotizzando che, nelle prime ore del mattino successivo, potesse esserci un 'blitz'". "Minimo, minimo sono entrati prima, un'ora fa, con ventitré, ventiquattro macchina, Giulietta" - questa la comunicazione, intercettata, che sarebbe stata data a Cavaleri - . Dopo aver controllato, Michele Cavaleri avrebbe - stando alle intercettazioni riportate nella misura cautelare - risposto: "O sono venuti di fare danno o si sono preparati per andare a fare danno, ventitré, ventiquattro macchine". 

"Il Cavaleri ha provveduto ad allestire un efficace servizio di vigilanza sul proprio quartiere, assunto come base logistica dell'intera associazione, non solo attraverso un sistema di telecamere che gli consentisse di monitorare l'arrivo delle forze dell'ordine per eventuali controlli e perquisizioni - ha ricostruito sempre il giudice per le indagini preliminari di Palermo -, ma anche avvalendosi di più persone che hanno regolarmente svolto un vero e proprio servizio di vigilanza sul territorio. Inoltre - prosegue il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - è emerso come i membri del sodalizio abbiano costantemente monitorato loro stessi i movimenti delle forze dell'ordine al fine di verificare tempestivamente se questi fossero intenti a svolgere servizi sul territorio tesi alla repressione dei reati inerenti il traffico di stupefacenti".    

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