Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Gli scavi al tempio di Giunone aprono nuovi squarci narrativi e finiscono in cattedra

Gianfranco Adornato illustrerà i risultati raggiunti al museo archeologico regionale "Salinas" di Palermo

Dal settembre 2019, l'équipe della Scuola Normale Superiore di Pisa, in convenzione con il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, diretto da Roberto Sciarratta, sta svolgendo attività di scavo e rilievo presso il tempio D, detto di Hera o Giunone, sotto la direzione scientifica di Gianfranco Adornato, docente di archeologia classica alla Normale. A questa ricerca sul campo si affiancano gli interessanti risultati che stanno emergendo dagli Archivi di Stato di Agrigento dove, grazie al lavoro della direttrice Rossana Florio.

Una vicenda appassionante, una nuova narrazione, che verrà illustrata dal professor Gianfranco Adornato domani alle 18.30 al Museo archeologico regionale "Salinas" di Palermo, nel corso del primo di un ciclo di incontri mensili di approfondimento. "Formazione, didattica e ricerca sono gli elementi su cui oggi dobbiamo concentrare la nostra attenzione se vogliamo modernizzare i nostri musei. Come ribadito anche nel corso del recente 'Agorà della Cultura' - sottolinea l'assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Alberto Samonà - occorre comprendere che la modernizzazione dei musei e della narrazione archeologica non è legata alla digitalizzazione dei contenuti museali, seppur indispensabile, ma richiede un modo nuovo di raccontare la storia. In tal senso il Museo Salinas, grazie alla direttrice Caterina Greco, si inserisce tra le esperienze maggiormente apprezzate a livello internazionale".

Il saggio praticato tra l'altare e il muro di contenimento dell'area sacra ha restituito materiali preziosi: ceramica databile al corinzio medio e frammenti di ceramica attica rinvenuti risalgono, infatti, alla prima generazione dei coloni geloi. Allo stato attuale delle ricerche è difficile dire se già a quella data l'area fosse destinata a pratiche di culto. Sicuramente lo scenario cambia intorno al 540-30 a.C. dal momento che sono stati rinvenuti numerosi frammenti di decorazione architettonica e tegole, insieme a materiale ceramico e statuette fittili femminili, che ci danno indizi circa la presenza di un 'sacello', una piccola area con altare, di medie dimensioni. Il tempietto di età arcaica, di cui non abbiamo ancora individuato le fondazioni, venne smantellato subito dopo il 480 a.C., dopo la battaglia di Himera, quando si avviò il grande cantiere per la costruzione dell'edificio monumentale.

Quanto ai ritrovamenti, nel saggio praticato dentro la cella sono stati rinvenuti numerosi frammenti del tetto in marmo, oltre alle lastre di pavimentazione e al rivestimento parietale; dalle notizie che possediamo sappiamo che il tetto crollò a causa dell'incendio dei Cartaginesi nel 406 a.C.. Gli interventi del 2021 riguardano, oltre l'altare, il muro di contenimento che corre Nord-Sud sulla fronte ovest del tempio; un ulteriore saggio è stato praticato in prossimità della curva di accesso al parcheggio, dove affiorano blocchi relativi alle mura di fortificazione e alla sistemazione del banco roccioso. Da quest'area si segnala il rinvenimento, assai raro ad Agrigento e in Sicilia, di un frammento di avambraccio in marmo di dimensioni superiori al vero. 

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