Giro di squillo al "Dolce vita", i reati non sono prescritti: via al processo per quattro imputati

La difesa aveva chiesto di non aprire il dibattimento: "Fatti del 2005, non più punibili". Ma i giudici non sono d'accordo

Foto archivio

"Non tutti i reati sono prescritti": secondo i giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, il processo scaturito dall’inchiesta sul presunto giro di squillo assoldate dalla Romania e fatte prostituire nel locale "Dolce vita", lungo la strada industriale, deve celebrarsi regolarmente.

Ieri mattina è iniziato il dibattimento per quattro imputati: Mario Ciulla, 37 anni, di Agrigento; Vito Destro, 55 anni, favarese; Andrea Amato, 51 anni, di Porto Empedocle e Antonio Caramazza, 46 anni, di Favara. L'avvocato Diego Galluzzo - che compone il collegio di difesa, insieme, fra gli altri, agli avvocati Daniele Re e Agnesa Neculai - ha sottolineato che "i fatti risalgono al 2005 e non sono più punibili per il decorso del tempo".

Una tesi alla quale non hanno aderito i giudici che, poco dopo, hanno letto un'ordinanza con cui dispongono di procedere. Gli imputati, secondo quanto ipotizza la Procura, avrebbero procacciato le prostitute rumene pagando loro il viaggio e promettendo facili guadagni. Per l'ingresso in Italia, avrebbero attestato falsamente l'ospitalità per altri motivi. Una volta arrivate le rumene, sostiene l'accusa, venivano fatte prostituire nel night "La dolce vita", fra i più noti in quegli anni per gli addii al celibato e per le serate trasgressive, che ha dato il nome all'operazione.

All'interno del locale notturno vi sarebbero stati dei camerini dove le ragazze vendevano il loro corpo ai clienti. Il 25 novembre saranno ascoltati i primi testi dl pm Emiliana Busto. 

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