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Tentato omicidio / Porto Empedocle

Agguato a pistolettate al porto, il testimone chiave non si trova: la procura lo cerca all'estero

Libertino Vasile Cozzo sarebbe stato ferito dal cognato Gianni Tuttolomondo per ragioni sentimentali: il pm vuole portare a deporre un amico dell'imputato che potrebbe sapere tanti dettagli dell'episodio

Il testimone chiave non si trova e la procura chiede di estendere le ricerche a livello internazionale perchè la sua deposizione è ritenuta decisiva. L'udienza è stata aggiornata al 12 giugno, nel frattempo si proverà a rintracciare l'eventuale luogo di residenza all'estero dell'amico dell'imputato che potrebbe fornire dettagli inediti sulla ricostruzione dell'episodio.

Il processo, in corso davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato, è quello a carico del pescivendolo Giovanni Tuttolomondo, 53 anni, cognato di Libertino Vasile Cozzo, 46 anni, destinatario - sostiene l’accusa - dei colpi di arma da fuoco dell’imputato esplosi al porto empedoclino dove entrambi lavoravano come pescatori.

Tuttolomondo (difeso dall'avvocato Salvatore Pennica) è accusato di avere sparato otto colpi di pistola per uccidere il cognato col quale erano sorti contrasti di natura passionale. Ad agire sarebbero stati in due ma il secondo killer non è stato mai individuato.

L’agguato è scattato nella notte fra il 4 e il 5 aprile del 2013 sulla banchina del porto empedoclino dove Vasile Cozzo aveva un magazzino in cui depositava il pesce. La vittima riuscì a nascondersi sotto un furgone salvandosi. Il pm Cecilia Baravelli chiede adesso di indagare anche all'estero sui luoghi di dimora di un testimone che potrebbe dare un indirizzo decisivo al processo. 

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