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Polizia / Raffadali

Picchia la moglie e quando la donna gli dice che sta andando a denunciarlo si dà fuoco: 36enne trasferito al "Civico"

L'uomo che ha riportato ustioni all’arto superiore e alla spalla sinistra, al "San Giovanni di Dio" ha riferito che era stata la consorte a provocargli quelle ferite

Maltratta, a quanto pare da tempo, la moglie. Negli ultimi giorni, durante la mattina, il trentaseienne si è scagliato contro la donna, di 5 anni più piccola, con calci e pugni. La donna, dolorante ed esasperata, ha trovato il coraggio e in maniera categorica avrebbe, grosso modo, detto al marito: “Ora basta! Vado dai carabinieri e ti denuncio”. In risposta alla “minaccia” della consorte, il tunisino trentaseienne ha preso l’alcol, se l’è buttato addosso ed ha appiccato il fuoco. Da Raffadali, dove tutto, all’interno di un’abitazione, si è verificato, è finito al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. I medici gli hanno diagnosticato ustioni all’arto superiore e alla spalla sinistra, sciogliendo la prognosi in circa 15 giorni. Ma il paziente è stato trasferito, in elisoccorso, al centro Grandi ustioni dell’ospedale “Civico” di Palermo. Non è in pericolo di vita appunto, ma avrà bisogno delle necessarie ed adeguate cure per ustioni.

Il trentaseienne, in ospedale ad Agrigento, ha detto – senza mezzi termini – che è stata la consorte a provocargli quelle ustioni. Una sorta di “vendetta” nei confronti della donna che, appunto, stanca dei continui maltrattamenti, aveva annunciato la denuncia alla stazione dei carabinieri di Raffadali. Del caso si sono subito occupati gli agenti del posto di polizia dell’ospedale di contrada Consolida che hanno sentito, prima del trasferimento al “Civico” di Palermo, sia l’uomo, che la moglie.

La donna ha, naturalmente, fornito tutt’altra versione, ricostruendo – e con precisione categorica – quanto era accaduto quel giorno, ma anche quanto si verificava, in maniera sistematica, spessissimo all’interno della loro abitazione. La trentunenne ha parlato di continui maltrattamenti sia psicologici che fisici. Ed ha appunto detto che essendo ormai esausta era sua intenzione quella di recarsi dai militari dell’Arma del paese per denunciarlo e abbandonare, portando via con se i loro due figli, il tetto coniugale. E’ dunque venuta a galla la verità.

Gli incartamenti sono stati già trasmessi dagli agenti del posto di polizia del “San Giovanni di Dio” ai colleghi della Squadra Mobile della Questura. Appare scontato che già nelle prossime ore, i poliziotti della Mobile torneranno a sentire la trentunenne tunisina per meglio stabilire da quanto tempo andassero avanti questi maltrattamenti in famiglia.

La coppia, secondo quanto è emerso in primissima battuta, è risultata essere presente irregolarmente sul territorio italiano. Le posizioni di entrambi, ieri, erano al vaglio anche dell’ufficio Immigrazione della Questura. E’ stato comunque – per i casi di maltrattamento in famiglia – subito avviato l’iter del “codice rosso” che serve, naturalmente, per tutelare la vittima: ossia la donna, ma anche i bambini. Appare scontato che l’uomo, non appena dimesso dal centro Grandi ustioni dell’ospedale “Civico” di Palermo, possa anche venire allontanato dall’abitazione. Ma non è escluso che madre e figli possano venire spostati in strutture d’accoglienza adeguate alla loro protezione. 

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