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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Rapina con fucilata in casa di anziano morto, carabiniere dà l'alibi al collega

Bennardo Licata difende in aula l'imputato Andrea Mirarchi: "Quel pomeriggio l'ho visto in caserma"

“Ho visto entrare Andrea Mirarchi in caserma attorno alle 16, mi ha detto che stava rientrando da Catanzaro ed era stato alcuni giorni a casa”. Il carabiniere Bennardo Licata difende in aula il collega, originario della Calabria, in servizio all’epoca dei fatti a Palma, accusato di avere preso parte a una rapina con fucilata in casa di un anziano defunto. Mirarchi, coinvolto pure in un altro processo per avere fatto parte della rete di fiancheggiatori del latitante Cesare Genova, in primo grado è stato assolto ma la Procura ha impugnato il verdetto.

Il militare quarantunenne, difeso dall’avvocato Santo Lucia, era accusato insieme ai fratelli Francesco e Calogero Burgio, 32 e 42 anni, e a una quarta persona mai identificata, di essere entrato il 9 maggio del 2011 nell’abitazione di un anziano, morto da alcuni giorni, per rubare degli oggetti personali e alcune armi regolarmente denunciate. Un vicino di casa, sentendo i rumori, decise di intervenire per mettere in fuga i ladri. Lì trovò quattro persone che stavano portando via le armi e il resto. A quel punto uno di loro afferrò un fucile ad aria compressa, lo puntò contro l’uomo che voleva sventare il furto e sparò contro di lui per spaventarlo. Il vicino di casa evitò il colpo e riuscì a fuggire e salvarsi.

I fratelli Burgio, che per questi fatti hanno da tempo patteggiato due anni di reclusione, erano già intercettati. L’auto di Mirarchi è stata vista nei pressi del luogo della rapina, nel pomeriggio: il carabiniere sostiene di averla solo data in prestito ai Burgio e di avere dimenticato all’interno il telefonino giustificando, così, la circostanza che la cella si sia agganciata nei pressi del luogo della rapina. 

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