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Omicidio Truisi, «offriva droga, ucciso per il debito»: retroscena e tentativi di depistaggio

Per gli inquirenti non ci sarebbero dubbi sul movente dell'efferato delitto: Truisi sarebbe stato ucciso perché debitore di circa cinquemila euro e i presunti assassini hanno fatto di tutto per depistare le indagini. Tra i tentativi, anche mandare degli sms dal cellulare del ragazzo

Angelo Truisi, fabbro 23enne di Licata, è stato ucciso perché debitore di poche migliaia di euro nei confronti di alcune persone con cui, da pochi mesi, divideva il traffico di cocaina nella zona orientale dell’Agrigentino.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Angelo Truisi offriva la droga ai suoi amici. Non chiedeva soldi in cambio e li invitava a “sniffare” nel suo magazzino. Lo stesso magazzino dove si intratteneva spesso con una ragazza di cui era follemente innamorato e che era la prima ad essere invitata ai coca-party.

«Non ci ha mai chiesto un euro per la droga, ma gli prestavamo i soldi quando restava a secco» ha raccontato nel corso delle indagini un amico della vittima. Un modo di fare che nel tempo lo ha messo nei guai. 

Scomparso il 2 gennaio scorso, era stato ritrovato cadavere venti giorni dopo in una cascina di contrada Nicolizia, a Licata.

Per gli inquirenti non ci sarebbero dubbi sul movente dell’efferato delitto: Truisi sarebbe stato ucciso perché debitore di circa cinquemila euro e i presunti assassini hanno fatto di tutto per depistare le indagini.

VIDEO ->> IL BLITZ DI STANOTTE PER ARRESTARE I TRE PRESUNTI ASSASSINI

Uno di loro, dopo averlo ucciso e dato alle fiamme, avrebbe anche inviato alcuni sms dal cellulare della vittima.

«Sono con Vincenzo ed ha brutte intenzioni. Non cercatemi, ritardo» scriveva uno dei sicari in un messaggio inviato dal cellulare di Angelo Truisi e indirizzato ad un amico.

L’obiettivo era chiaramente quello di depistare le investigazioni della polizia e di addossare la colpa ad un soggetto che, così come poi dimostrato dalle indagini, era estraneo alla vicenda.

Ad ucciderlo sarebbero stati Diego Catania, 22 anni, Angelo Cannizzaro, 20 anni, entrambi arrestati la notte tra giovedì e ieri nelle proprie abitazioni a Licata, e Salvatore Gueli, 39 anni, di Gela (Caltanissetta), catturato in Germania dalla polizia tedesca grazie al coordinamento guidato dallo Sco della Polizia di Stato.

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