Cronaca

Calcestruzzi Belice, i sindacati chiedono aiuto a Grasso, Boldrini e Bindi

Nelle lettere inviate sono stati messi in evidenza “i paradossi e le leggerezze” che hanno portato all'invio, nella giornata di ieri, delle lettere di licenziamento per i lavoratori

L'ingresso della Calcestruzzi Belice di Montevago

Ieri, erano arrivate le 11 lettere di licenziamento per altrettanti dipendenti della Calcestruzzi Belice. Oggi, la Cgil nazionale e Fillea Cgil hanno inviato una lettera al presidente del Senato Pietro Grasso, alla presidente della Camera Laura Boldrini e alla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. Il sindacato, di fatto, mette tutti a conoscenza della vicenda riguardante il licenziamento dei lavoratori della società Calcestruzzi Belice di Montevago, confiscata e gestita dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Ed in questa occasione, Confederazione e categoria tornano a chiedere al Parlamento di accelerare l’iter per la definitiva approvazione della riforma del Codice Antimafia.

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Le lettere inviate questa mattina seguono quelle mandate ieri al viceministro degli Interni Filippo Bubbico e al direttore generale dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati Umberto Postiglione. Lettere in cui - rende noto la sigla sindacale - sono stati messi in evidenza “i paradossi e le leggerezze” che hanno portato all'invio, nella giornata di ieri, delle lettere di licenziamento per i lavoratori.

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“Essendo l'azienda sana da un punto di vista produttivo ed economico - spiegano Cgil e Fillea - arrivare a dichiarare la medesima fallita per un debito contratto con Eni ben prima della confisca e di modesta entità - 30 mila euro -, rappresenta un fatto insopportabile di mala gestione e di scarsa attenzione da parte degli organismi e dei soggetti preposti che ricade interamente sui lavoratori e impedisce ad un’azienda confiscata di consolidare la strada intrapresa di progetto legale”.

“Simili storture - è stato denunciato nella lettera - si sarebbero potute evitare se la riforma del Codice Antimafia, già approvata alla Camera e ferma purtroppo da lungo tempo al Senato, avesse avuto l'approvazione definitiva. Quel testo di riforma - sottolineano - è il frutto di una lunga stagione di discussione e prende le mosse da una proposta di legge di iniziativa popolare presentata nel 2012, arricchita e ampliata successivamente da altre proposte avanzate dall'onorevole Bindi, che ha raccolto il lavoro unanime della commissione parlamentare Antimafia, e dal ministro Orlando”.

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Questo del riutilizzo delle aziende confiscate rappresenta uno dei capisaldi nella lotta al potere mafioso perché unisce la forza dello Stato alle energie della società civile e del mondo del lavoro” - sostengono Cgil e Fillea, che concludono la lettera chiedendo agli “autorevoli rappresentanti dello Stato” di “fare il possibile per impedire una pericolosa debacle e di accelerare l'approvazione".

Carissimi,
vi giro in allegato la lettera inviata ieri sera a Bubbico e Postiglione 
a firma Massafra per la CGIL e Gorla per la FILLEA.
Stiamo predisponendo una lettera per Bindi Grasso e Boldrini e una nota 
stampa.
Appena pronte vi giro anche le altre
Un caro saluto
Luciano

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