Giovedì, 29 Luglio 2021
Mafia

Il traffico di droga e le macchinette nei bar, capitano in aula: "Ecco tutti gli affari del clan"

Il comandante della compagnia di Licata, Francesco Lucarelli, racconta i dettagli della doppia inchiesta "Assedio-Halycon" che ha sgominato la famiglia mafiosa e accertato un intreccio fra Cosa nostra, politica e massoneria

Il magazzino di via Palma trasformato nel quartier generale del clan

Traffico di droga, macchinette da gioco e bar: gli affari del clan capeggiato dal boss Angelo Occhipinti (condannato a 20 anni di carcere nei giorni scorsi nel troncone abbreviato del processo) svariavano su più settori.

Lo ha rivelato il capitano Francesco Lucarelli, comandante della compagnia dei carabinieri di Licata, deponendo al processo scaturito dalla doppia inchiesta "Assedio-Halycon" che ha stretto il cerchio sulla famiglia mafiosa di Licata.

"Le intercettazioni delle conversazioni all'interno del magazzino di via Palma, adibito a quartier generale del clan - ha detto l'ufficiale rispondendo al pubblico ministero della Dda Alessia Sinatra - mostrano un interesse della famiglia verso il traffico di droga. Occhipinti e Giuseppe Puleri, in particolare, si attivano su questo fronte".

Il processo, a carico di otto dei venti imputati complessivi, in seguito all'unificazione delle due inchieste che hanno svelato pure i comuni interessi con la massoneria deviata, è in corso davanti al collegio di giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato.

In questo stralcio sono imputati: Angelo Bellavia, 65 anni; Antonino Cusumano, 44 anni; Giovanni Lauria, 79 anni; Antonino Massaro, 61 anni; Salvatore Patriarca, 42 anni; Alberto Riccobene, 53 anni; Gabriele Spiteri, 47 anni e Vincenzo Spiteri, 53 anni. Le accuse contestate sono di associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato.

Lucarelli ha raccontato poi gli spunti investigativi legati al business delle macchinette da scommesse, gestite dai Bellavia, attraverso le quali, sostiene l'accusa, il clan avrebbe controllato il territorio.

"Occhipinti gestiva in maniera occulta alcuni bar - ha aggiunto il capitano -, nel maggio del 2018 acquisì il Drive-in e si accorse che le macchinette che c'erano all'interno erano dei Corvitto e non dei Bellavia. Il primo impegno fu quello di farle sloggiare e sostituirle con quelle dei Bellavia a cui erano legati". 

Il sostegno a Bellavia si sarebbe spinto al punto di fare estendere la loro attività anche in altri centri della provincia e pure nel Nisseno e nel Catanese.

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