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Mafia Castrofilippo

Appalti truccati in combutta col sindaco mafioso? Assolti tre imprenditori

La Corte di appello conferma il verdetto di primo grado: il processo scaturiva dall'inchiesta "Family" che portò allo scioglimento del Comune di Castrofilippo per infiltrazioni della criminalità organizzata

Assoluzione perché il fatto non sussiste: i giudici della Corte di appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras, bocciano il ricorso della Dda e confermano il verdetto con cui erano stati scagionati tre imprenditori accusati di avere eseguito altrettanti lavori pubblici al Comune di Castrofilippo grazie ad accordi collusivi con il sindaco mafioso Salvatore Ippolito e il boss del paese Antonino Bartolotta, morto cinque anni fa.

Si tratta di Vittorio Settimo Alaimo, 53 anni, Giuseppe Arnone, 64 anni, e Carmelo Cimino, 64 anni. I tre imputati (difesi dagli avvocati Diego Giarratana, Dino Giovanni Milazzo, Salvatore Amato e Oriana Limuti) erano imputati di turbativa d’asta con l’aggravante dell’avere agevolato la mafia.

Cimino era accusato di avere turbato la gara per i lavori di riqualificazione della piazza Pirandello, aggiudicati con il metodo del cottimo fiduciario il 2 febbraio del 2009. Secondo l'accusa originaria, erano state commesse “numerose irregolarità grazie ad accordi collusivi” con il sindaco Salvatore Ippolito (arrestato nel settembre del 2010 nell'operazione Family e condannato a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa) e con il boss del paese Antonino Bartolotta, morto a 90 anni nel 2016 ancora prima di finire di scontare una condanna a 16 anni per associazione mafiosa.

Le irregolarità sarebbero consistite nell’aggiudicazione nonostante il mancato inserimento nella lista delle imprese di fiducia e la mancanza della documentazione “Gap” (Gestione appalti pubblici). Ipotesi che la difesa ha smentito sul piano documentale. Ed è proprio dall’accesso ispettivo disposto dal ministero dell’Interno, dopo l’arresto del sindaco Ippolito, che è scaturita l’indagine.

La relazione dei commissari, che poi portò allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, venne inviata alla Procura per delle valutazioni giudiziarie su alcuni appalti. Accuse simili per Alaimo e Arnone. Quest’ultimo, arrestato insieme a Ippolito per associazione mafiosa ma in seguito assolto, con la sua impresa aveva svolto i lavori di completamento del centro diurno per anziani, mentre Alaimo si era occupato della manutenzione della strada esterna di collegamento fra Castrofilippo e la statale 640. 

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