Mafia, l'ex sindaco: "Mai avuto sostegno elettorale dalla famiglia Meli"

Angelo Cascià, sentito in aula al processo "Vultur", smentisce le ingerenze della cosca nelle elezioni amministrative

Angelo Cascià

“Con la famiglia Meli ci conosciamo solo perché siamo in una piccola comunità e abbiamo rapporti con tutti”. L’ex sindaco di Camastra, Angelo Cascià, è stato ascoltato al processo scaturito dall’inchiesta antimafia “Vultur”. L’indagine ipotizzava un condizionamento da parte della cosca mafiosa del paese - che, secondo la Dda, avrebbe fatto capo al vecchio mafioso Rosario Meli, negli anni scorsi libero dopo una precedente condanna - nelle elezioni amministrative che cinque anni fa portarono proprio all’elezione di Cascià.

L’inchiesta avrebbe accertato un tentativo, peraltro non riuscito, di dissuadere due aspiranti consiglieri comunali dallo sfidare la coalizione di Cascià. Ieri l’ex sindaco, che nel frattempo dallo scorso maggio non è più tale perché il governo ha sciolto il Comune di Camastra per infitrazioni della criminalità organizzata proprio in seguito all’indagine, è stato convocato in aula per fornire la sua versione dei fatti.

Gli imputati, davanti al collegio di giudici presieduto da Luisa Turco con a latere Enzo Ricotta e Rosanna Croce, sono quattro. Nella lista, innanzitutto, Rosario Meli, 70 anni; il figlio Vincenzo Meli, 46 anni; Calogero Piombo, 65 anni, di Camastra; e Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì. Le accuse ipotizzate sono di associazione mafiosa ed estorsione. Il personaggio principale è Rosario Meli, detto “u puparu”, figura di spicco della mafia anche in passato, al quale si contesta di essere stato il capo della famiglia mafiosa di Camastra e di avere avuto un ruolo anche nella campagna elettorale che, nel giugno del 2013, portò all’elezione del sindaco Angelo Cascià, mai indagato e sentito come teste semplice, che ieri ha smentito anche un po’ seccato. “I miei voti sono sempre andato a chiederli alla gente sul palco, non ho mai preso accordi con i Meli. Non gli ho mai chiesto voti, né mi risulta che loro si siano prodigati per votarmi. Ribadisco che con loro ho solo avuto dei normalissimi rapporti fra compaesani di una piccolissima comunità”. 

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