Uno dei migliori ristoranti di Roma parla agrigentino, Mario Sansone: "Vi racconto Marzapane"

L'entusiasmo di un bambino dentro il corpo di un uomo diventato imprenditore della ristorazione capitolina. "Pazzo" della sua Sicilia che porta sia nel cuore che nella proposta gastronomica del suo locale

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Sei un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Roma è la citta eterna. La capitale d’Italia, vanta una storia artistica e monumentale che non ha eguali. Una città cosmopolita che profuma di bellezze. Tra i vicoli, ma non troppo, romani si parla agrigentino. Rigore, tradizione ed un bistrot che ha puntato dritto alla stella Michelin. Tutto questo è Marzapane, un ristorante che è la pura creazione di un agrigentino, Mario Sansone. Dentro ogni tavolo, ogni bicchiere ed ogni sana e folle idea c’è il sudore e l’ingegno di un eterno ragazzo ha avuto il tempo di diventare grande a Roma. Gli studi in comunicazione, si, belli ma con dei “Ma” grandi quanto la capitale.

La passione per la cucina che negli anni è diventata anche una sorta di bistrot universitario. Marzapane profuma di ambizione e sacrificio, ma anche di genialità. Il nostro volto della settimana è quello di Mario Sansone, agrigentino ed affermato ristoratore a Roma.

Ciao Mario, raccontaci la tua storia…

“Ho lasciato Agrigento da molto tempo. Nel 2000 mi sono iscritto all’università scegliendo l’ambito della comunicazione. Ho iniziato a lavorare per un’agenzia. Facevo tanti sacrifici ma il profitto non era dei migliori. Così mi sono buttato a capofitto nel mondo assicurativo. Giorno dopo giorno, però, mi rendevo conto che non era questo quello che volevo fare nella mia vita. Nella vita, così nel tempo libero, ho sempre cucinato. Casa mia e del mio coinquilino era sempre invasa da mille persone. I miei genitori mi spedivano la roba da mangiare ed io la cucinavo. Ricordo che in quegli anni aspettavamo i grandi camion nei mercati, compravamo del pesce freschissimo e facevamo mille esperimenti. Ero curioso, ambizioso. Una sera andai a mangiare da un mio caro amico, Arcangelo. A Roma girava voce che Eataly avrebbe investito aprendo un enorme centro food. Così una sera incontrai Oscar Farinetti, mi presentai e da lì è iniziata una nuova storia. Mi mandarono a fare formazione, quando il mio percorso era finito diventai il responsabile del settore food di Eataly. E’ stato davvero bello. Ho conosciuto e parlato con tantissima gente. Poi, ho scelto di intraprendere la mia strada. Così ho aperto Marzapane. Dal nome stesso si capisce che io e la Sicilia siamo legati da un amore grande.  Dopo un’attenta analisi ho deciso di aprire il mio ristornate. Inizialmente era un piccolo locale, lavoravamo in cinque persone. Appena 18 coperti. Io ricordo bene i primi giorni di Marzapane, avevamo la fila. Davvero. Ricordo che a volte nelle prenotazioni la lista d’attesa era di due mesi. La fortuna volle che incontrai i ragazzi di Salefino, così nasce il nuovo Marzapane. Ci siamo ingranditi, raddoppiando i coperti. Una crescita continua che onestamente non mi aspettavo. Marzapane ha continuato la sua grande avventura, dando lavoro a 38 persone. Al mio fianco, sempre, la mia compagna. Roma mi ha dato anche un amore grande. E’ un’artista coreana, è stata in concerto anche ad Agrigento. Questo lavoro comporta tanti sacrifici. Marzapane, è arrivato anche al teatro dell’Opera. Si perché nel 2015 abbiamo vinto un bando di servizi di ristorazione, ottenendo la gestione totale nel teatro romano. In estate abbiamo anche realizzato una caffetteria alle terme di Caracalla, il teatro sospende le attività e quindi ci sposiamo lì. Questo è il quarto anno di gestione, siamo pronti a rinnovare”.

- Perché hai deciso di lasciare Agrigento ?

“Io non dimentico la mia terra. La Sicilia è stata linfa vitale per la realizzazione dei miei sogni. Molte cose giù non si possono fare, è quasi fisiologico. Noi siciliani abbiamo questa voglia di rivalsa, che forse è la stessa nostra terra a nutrirci di ciò. La Sicilia, come Agrigento, è spesso bistrattata. I miei amici, che sono fratelli, sono tutti giù. Non è facile vivere a Roma, non è così organizzata come Milano. Essere qui comporta tanti sacrifici. Io non dimentico da dove sono venuto, nella mia proposta gastronomica c’è tanto di Sicilia. Noi panifichiamo e lo facciamo con dei grani antichi siciliani. Agrigento mi manca, in tre anni sarò stato giù cinque giorni”.

- Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

“Sono andato via nel 2000, l’anno giubilare. Ero speranzoso di tornare in Sicilia. Io, speravo nel cambiamento, mi rendo conto dopo diciannove anni che molte cose non sono cambiate. La Sicilia è una terra che merita. Roma è una grande città, complicata, ma riesce a darti tante opportunità. Io dico ai ragazzi di portare avanti i loro sogni, senza tirarsi mai indietro. I giovani devono darsi dei punti di riferimento, degli obiettivi. A me Agrigento manca tantissimo, ma sono concentrato nel mio lavoro”.

- Sogni di tornare?

"Onestamente quello che mi manca della Sicilia, di Agrigento, è il quieto vivere. Si, mi manca molto davvero. Ho pensato di tornare, come ho anche pensato di andare via dall’Italia. Molto dipenderà dal futuro del nostro paese. Al momento ho ancora tanto da fare qui, abbiamo dei progetti importanti”.

- Quanto è rimasto di quel ragazzo che è partito speranzoso da Agrigento?

 "E’ rimasto il cuore e l’ingenuità, ma anche la bontà di un eterno ragazzetto. Mi sento giovane, ah perché non lo sono ancora? Scherzi a parte, ho ancora l’entusiasmo di quel Mario che è partito tanti anni fa alla ricerca di qualcosa di grande".58441455_10157783151985681_8835029533561192448_n-2

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