Falcone e Borsellino come idoli, Gerlando Marchetta un poliziotto a NewYork: "Via per inseguire i miei sogni"

Porte in faccia, desideri dentro al petto e la voglia di provarci fino alla fine: è questa la nostra storia della settimana

Gerlando Marchetta

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. Per questo terzo appuntamento settimana, abbiamo dato voce a Gerlando Marchetta.

Il sogno, fin da bambino, di diventare poliziotto. La voglia di indossare la divisa portando in alto gli ideali di una vita: Falcone e Borsellino. Via da Porto Empedocle a soli 17anni, per lui non una città qualsiasi ma New York.

Un viaggio che ad occhi degli altri sembrava impossibile, ma non per Gerlando Marchetta. Lui, è nato nel caos produttivo della Grande mela e adesso vuole più che mai ritornarci.

Marchetta nasce in America, poi torna in Italia con i suoi genitori, siciliani doc. Una vita tra Porto Empedocle e Agrigento, frequentando il liceo “Majorana” per poi provare a realizzare il suo più grande sogno: arruolarsi.

Gerlando ci prova con tutte le sue forze, riesce fino ad un certo punto e poi le porte gli si chiudono in faccia. Deluso dal primo “no” sceglie di riempire lo zaino e di tornare a New York. L’America non lo respinge, anzi. Gli apre le porte dei suoi sogni, per questo Gerlando frequenta il college in criminologia giudiziaria. Durante una normale giornata, il destino lo prende per mano: davanti a lui dei poliziotti newyorkesi lo invitano ad arruolarsi.

La storia di Gerlando

“L’idea di trasferirmi nasce anche dalla mia cittadinanza americana. Sono nato a New York questo mi ha dato la possibilità di cambiare vita senza nessun problema di immigrazione o altri cavilli burocratici. Avevo 17 anni la prima volta che sono venuto a vivere qui a New York. Correva l’anno 2005. Ho vissuto da mia zia un paio d’anni, ho finito il liceo ma poi ho deciso di tornare in Italia, mi mancava la mia famiglia. Quando ho messo piede a Porto Empedocle, ho capito che i miei sogni erano troppo grandi per rimanere. L’Italia è un Paese bellissimo, ma spesso non dà tanta possibilità ai giovani. Ho deciso di rifare la valigia e tornare in America. Ho ripreso a studiare frequentando l’università e iscrivendoti alla facoltà di criminologia”.

Perché hai deciso di indossare la divisa proprio in America?

“Fin da piccolo ho sempre voluto fare il poliziotto. Sono siciliano, quindi i miei idoli sono sempre stati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, ed il capitano Ultimo. I loro discorsi hanno lasciato un segno indelebile dentro dime. Fare il poliziotto non è una cosa facile. Gli agenti devono essere sempre pronti, al cento per cento. Non ci si può neppure sognare di avere un giorno storto, perché sei chiamato al dovere: risolvere i problemi dei civili. Non puoi permetterti di rifiutarti o dire ‘non ce la faccio’. E’ questo quello che mi rende felice, potere aiutare la gente”.

Ci racconti la sua giornata tipo a New York

“E’ semplice. Purtroppo il lavoro fa parte della mia giornata tipo. Il mio turno è di cinque giorni alla settimana dalle sei alle due di notte. Finito il mio turno, torno a casa. Poi sono un ragazzo normalissimo, vado in palestra e girovago per NewYork alla ricerca di una buona spesa, o quello che serve in quel frangente”.

Cosa prova quando guarda la sua terra da lontano?

“Penso molte volte alla mia Sicilia. Tante volte guardo film in italiano, soprattutto quelli di Ficarra e Picone, emblema di sicilianità. A volte sono molto rammaricato ripensando ai ricordi della mia famiglia ma anche dei miei amici. Cerco di sentirli tramite i social, mi tengo in contatto con tutti loro. Quando sono malinconico penso alla passione ed al motivo che mi ha spinto fino a New York e tutto passa via. Non mi sono dimenticato della mia terra, non potrei mai farlo. Mio padre la prima volta che andai via mi disse delle parole ben precise: non dimenticarti da dove vieni. Io, non l’ho mai fatto”.

Qual è il suo più grande sogno?

“Al momento la mia vita negli Stati Uniti mi appaga molto. Il mio futuro è qui. La mia terra è bellissima, ma non vedo futuro per i giovani, offre poco. Se decidessi di tornare in Italia, allora si vedrà. Il mio sogno è di avere una lunga carriera nel dipartimento di polizia di NewYork. Vorrei diventare tenente della NYPD (New York city departemen). Vorrei dirigere una squadra di detective della antigangs. Questo sogno è raggiungibile, ma seve studiare ed io lo sto facendo”.

Cosa si sente di direi ai giovani agrigentini?

“Dico loro di non mollare mai. Di cercare in ogni modo di raggiungere i propri sogni. La vita purtroppo ci mette davanti tanti ostacoli, spesso servono a farci crescere ed a vedere di che pasta siamo fatti. Se ci si arrende agli ostacoli della vita, nessuno potrà mai raggiungere i propri sogni. Io, come tanti, ho lasciato amici e famiglia per provare a sentirmi appagato. E’ questa la vita. Devi fare una scelta che spesso ti mette davanti i sentimenti ed i tuoi obiettivi. Io ho scelto di sacrificare qualcosa ed andare a caccia dei miei più grandi sogni”.   

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