Indagavano per estorsione, scoprono spaccio di droga: condannato trentenne

Il giudice infligge due anni di reclusione ad Angelo Stagno: cade accusa di cessione a minorenne

Due anni di reclusione per l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di droga ma cade l’aggravante di averla ceduta a un minorenne. Questa la decisione del giudice dell’udienza preliminare Alessandra Vella nei confronti del trentenne favarese Angelo Stagno, imputato insieme a Gaspare Volpe, 60 anni, barista, anch’egli favarese che rischia, invece, non avendo scelto il rito abbreviato contrariamente a Stagno, il rinvio a giudizio per l’accusa di estorsione e tentata estorsione. Il pubblico ministero Gianluca Caputo, all’udienza precedente, aveva chiesto la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione: la pena proposta era stata particolarmente elevata perché aveva ritenuto sussistente l’aggravante della cessione a un minorenne. “Appena ti incontro per strada ti schiaccio con la macchina… ti ammazzo quando mi capiti davanti”. Volpe, noto anche per essere stato il datore di lavoro di Gessica Lattuca, la ragazza di 28 anni scomparsa nel nulla dallo scorso agosto, con queste parole avrebbe minacciato alcuni operai con cui aveva avuto un contrasto costringendoli a dargli dei soldi.

Pare, in particolare, che accusasse uno di loro di avere commesso un furto nella sua abitazione. Le accuse nei confronti di Stagno scaturiscono dal contenuto delle intercettazioni che gli inquirenti hanno disposto dopo la denuncia delle presunte vittime di estorsione. Le stesse conversazioni avrebbero fatto emergere pure un giro di prostituzione nel quale Gessica Lattuca, che lavorava nel bar di Volpe, insieme a una seconda ragazza, sarebbe stata costretta a inserirsi. 

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