Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Marmista massacrato nel suo laboratorio, il giallo del pedinamento prima del delitto

In aula un sottufficiale del Ris che ha eseguito una indagine migliorativa dei filmati della videosorveglianza

Da sinistra Giuseppe Miceli e Gaetano Sciortino

In alcuni frangenti, migliorando la qualità delle immagini, si legge la targa e arriva la conferma che "la Fiat Punto immortalata è quella in uso all'imputato". In altri fotogrammi si evince che "il conducente sembra essere un uomo". Sono le principali conclusioni alle quali è giunto il sottufficiale del Ris di Messina chiamato a un'indagine tecnica "migliorativa" delle immagini della videosorveglianza che hanno immortalato il presunto pedinamento da parte dell'imputato nei confronti della vittima.

Il processo è quello per l'omicidio del marmista Giuseppe Miceli, massacrato a 67 anni nel suo laboratorio di Cattolica dove è stato trovato morto nella notte fra il 7 e l'8 dicembre del 2015. La Corte di assise presieduta da Wilma Angela Mazzara, con una lunga ordinanza, nei mesi scorsi ha ordinato numerosi accertamenti. 

Il primo aspetto riferito in aula è stato quello relativo alla perizia sulle immagini del sistema di videosorveglianza che proverebbero che l'imputato - l'operaio cinquantacinquenne Gaetano Sciortino - il giorno prima del brutale omicidio, consumato con alcuni arnesi da lavoro della vittima, l'avrebbe pedinata con l'auto.

Il carabiniere, rispondendo al pm Gloria Andreoli e ai difensori (l'imputato è assistito dagli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello e i familiari della vittima da Antonino Gaziano e Salvatore Di Caro), ha dato maggiori certezze riguardo ai passaggi mattutini dell'auto dell'imputato ma non a quelli pomeridiani. Dubbi anche sull'orario: "Non è stata certificata la corrispondenza fra l'orario impresso sui filmati e quello reale". 

Si torna in aula l'8 luglio per riferire in aula i contenuti delle altre perizie di natura medico legale e biologica. 

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