"Minacce e richieste di denaro per la gestione dello stadio", riparte processo con sei imputati

L'imprenditore, dalle cui denunce partì l'esposto, non demorde e impugna le assoluzioni

La gestione esclusiva dello stadio al centro di un’aspra contesa con minacce e presunte richieste di denaro. L’imprenditore, dalla cui denuncia è scaturito il processo per estorsione, insiste e impugna la sentenza di assoluzione. È ripartito in Corte di appello, solo per decidere sulla richiesta di risarcimento della parte civile visto che la Procura non ha impugnato il verdetto, il processo scaturito da un’inchiesta che ipotizzava pressioni indebite dietro l'affidamento della gestione dello stadio di Cattolica Eraclea. Il processo è stato rinviato preliminarmente al primo aprile per un eccessivo numero di procedimenti che ha rallentato l’udienza in Corte di appello.

Gli imputati, nei cui confronti lo stesso pubblico ministero Carlo Cinque in primo grado aveva chiesto l'assoluzione, erano sette: Giuseppe Costanza, 52 anni; Gaspare Tutino, 65 anni; Carlo Calogero Baldone, 50 anni; Giuseppe Schembre, 40 anni; Francesco Gambino, 54 anni; Giuseppe Lauricella, 10 anni; tutti componenti di un'associazione sportiva e l'ingegnere Valeria Maria Tutino, 40 anni, all'epoca dei fatti dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune. Quest’ultima è l’unica a uscire del tutto dal processo perché neppure la parte civile non ha impugnato il verdetto nei suoi confronti. I reati contestati erano la diffamazione, la tentata estorsione e l'abuso di ufficio. 

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