"La fabbrica dei falsi invalidi", l'ex dirigente della Digos Mossuto: "Il 70% delle patologie è risultato inesistente"

Il primo dirigente della polizia ha parlato anche della figura del bidello, nonché consigliere comunale di Favara, Antonio Alaimo: “Faceva da tramite con i medici compiacenti della banda che attestavano, in cambio di denaro, le false invalidità"

Il primo dirigente della polizia di Stato: Carlo Mossuto

“Un gruppo di quarantaquattro docenti ci ha inviato un dettagliato esposto nel quale si faceva riferimento a un sistema di brogli che li danneggiava perché alcuni loro colleghi li scavalcavano nelle graduatorie dei trasferimenti in quanto avevano dei parenti con delle false patologie o li avevano loro stessi le patologie”. L’ex dirigente della Digos, Carlo Mossuto, attuale capo di Gabinetto del questore di Agrigento, ha raccontato in aula l’origine dell’inchiesta “La carica delle 104” che ha sgominato due bande parallele, di cui ne avrebbero fatto parte medici, pubblici funzionari e faccendieri, che attestavano falsamente patologie e invalidità per truffare lo Stato con previdenze e benefici, come esoneri o trasferimenti in ambito lavorativo, previsti dalla legge per chi invalido e malato lo è realmente.

"Falsi invalidi truffavano lo Stato", dopo quasi due anni processo ancora a rischio

Il processo è, di fatto, iniziato stamani davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara che, in precedenza, accogliendo in parte un’eccezione dell’avvocato Antonino Gaziano, hanno stralciato per un difetto di notifica la posizione di due imputati che, salvo riunificazioni, saranno processati a parte rispetto agli altri quarantasei. Mossuto è stato il primo testimone della lista del pubblico ministero Paola Vetro.

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Non appena l'indagine prese il via, subito emerse la figura del bidello, nonché consigliere comunale favarese, Antonio Alaimo. “Faceva da tramite – ha ricostruito, in aula, l'attuale primo dirigente della polizia di Stato – con i medici compiacenti della banda che attestavano, in cambio di denaro, le false invalidità. Abbiamo monitorato diverse persone che sostenevano di avere delle patologie inverosimili ma, in realtà, svolgevano una vita normalissima. Il 70 per cento delle patologie accertate è risultato essere inesistente. Il secondo passaggio, che ci ha consentito una svolta sul fronte investigativo, è arrivato con l’installazione di telecamere nascoste in alcuni studi medici e al poliambulatorio e con l’avvio delle intercettazioni”. 
 

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