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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca Canicattì

Usura ed estorsione, una condanna ridotta e un'assoluzione in appello

Antonio Maira è stato scagionato da tutte le accuse (4 anni e 8 mesi in primo grado), pena rideterminata in 4 anni e 4 mesi per il fratello Giuseppe: una delle presunte vittime sarebbe stata costretta a fuggire al Nord

Un'assoluzione e una condanna ridotta in appello per i fratelli Maira riconosciuti colpevoli, in primo grado, delle accuse di tentata estorsione e usura. Il 22 gennaio dell'anno scorso, il gup di Agrigento Stefano Zammuto aveva inflitto 5 anni di reclusione a Giuseppe Maira, 64 anni e 4 anni e 8 mesi al fratello Antonio di 6 anni più grande.

I due fratelli, di recente condannati con accuse analoghe nell'ambito dell'inchiesta "Cappio", erano accusati di avere messo in piedi un giro di usura ed estorsioni che aveva costretto una delle tre vittime a fuggire in Veneto dove avrebbe comunque continuato a subire minacce e pressioni.

La Corte di appello, accogliendo in parte il ricorso dei difensori, ha assolto Antonio Maira da entrambe le accuse di tentata estorsione e usura e ridotto la pena al fratello Giuseppe - 4 anni e 4 mesi - per effetto dell'assoluzione dall'accusa di tentata estorsione.

L'accusa principale al centro del processo è quella mossa da un imprenditore che, secondo la sua versione, sarebbe stato costretto a restituire 70mila euro a fronte di un prestito di 25mila euro: per questa vicenda erano contestati i reati di usura e tentata estorsione. L'indagine ha accertato altri due episodi di usura con altre vittime di cui sarebbe responsabile il solo Giuseppe. Nel primo caso, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe fatto un prestito di 5.800 euro facendosi poi consegnare 11.000. Il terzo imprenditore rimasto vittima di Giuseppe Maira, invece, sarebbe stato costretto, dal novembre del 2015 al gennaio 2019, a pagare il 10 per cento di interessi su un prestito di 35mila euro.

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