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"Calci e pugni al volto per rapinarlo dell'Ipod", due assoluzioni

Secondo i giudici non ci sono prove sufficienti per condannare i due imputati che lo avrebbero pure minacciando brandendo una bottiglia di vetro rotta

Assoluzione, seppure con la formula che il codice un tempo etichettava come “insufficenza di prove”. I giudici della prima sezione penale, presieduta da Gianfranca Claudia Infantino, hanno scagionato due marocchini finiti a processo con le accuse di rapina e lesioni aggravate. Si tratta di Amine Talibouridah, 30 anni, e Soufieane Kajja, 31 anni, entrambi di origini marocchine. L’episodio al centro del processo risale al 10 febbraio del 2014.

I due imputati, difesi dall’avvocato Antonio Provenzani, insieme a un terzo complice mai identificato, avrebbero rapinato un connazionale di un I-pod, aggredendolo con calci e pugni alla testa mentre uno di loro brandiva una bottiglia di vetro infranta per minacciarlo. L’uomo riportò un trauma cranico, una ferita lacero contusa con ematoma allo zigomo e un’altra ferita lacero contusa al cuoio capelluto. Le lesioni furono giudicate guaribili in sette giorni. La vittima, dopo essere stata soccorsa e medicata, presentò una denuncia. Al dibattimento, però, non è stata mai ascoltata perché, nel frattempo, ha fatto perdere le sue tracce e sembrerebbe essersi allontanata dal territorio nazionale.

Iil pubblico ministero Gloria Andreoli, questa mattina, ha concluso la sua requisitoria chiedendo la condanna di entrambi gli imputati a cinque anni di reclusione. I giudici hanno emesso il verdetto dopo una breve camera di consiglio.

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