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Da sinistra Russotto, Rizzo e Prestia

Da sinistra Russotto, Rizzo e Prestia

Agguato a ristoratore perchè aveva preso per "infame" cognato del boss, slitta la requisitoria

La difesa sollecita la traduzione di alcuni atti visto che la sparatoria è avvenuta in Belgio: il commando che ferì alle gambe Saverio Sacco sarebbe stato composto da tre persone

La difesa sollecita la mancata traduzione di alcuni atti, necessaria in base alla procedura visto che l'agguato è scattato in Belgio. Slitta, per la seconda volta e sempre per lo stesso motivo, il processo a carico di due favaresi accusati di avere tentato di uccidere a colpi di pistola un ristoratore empedoclino.

La strategia processuale, formalizzata dai difensori, gli avvocati Salvatore Cusumano e Calogero Lo Giudice, è quella del giudizio abbreviato: di conseguenza non ci sarà alcun ulteriore atto istruttorio e l'eventuale condanna sarebbe ridotta di un terzo. Il pm Alessandra Russo illustrerà le sue conclusioni l'11 gennaio.

La vicenda scaturisce dalle rivelazioni del trentaquattrenne favarese Mario Rizzo, aspirante collaboratore di giustizia per qualche mese prima che venisse bocciata, per la scarsa consistenza delle sue rivelazioni, l'ipotesi dell'inserimento nel programma di protezione. "Mi sono inventato tutto - ha detto in un secondo momento -, a partire dalle accuse contro mio cognato Gerlando Russotto".

Entrambi sono finiti a processo, per l'accusa di tentato omicidio perchè il pm non crede alla ritrattazione. L’agguato al ristoratore Saverio Sacco, di Porto Empedocle, è avvenuto il 28 aprile del 2017 a Grace Hollogne, in Belgio, dove gli indagati e la vittima (parte civile con l'assistenza dell'avvocato Salvatore Collura) in quel periodo vivevano.

L'avvocato Cusumano, legale di Russotto, per l'accusa di avere "isolato" lo stesso Rizzo simulando la dissociazione pubblica della compagna, è finito, peraltro, a processo per favoreggiamento nei confronti del cliente trentunenne. Rizzo aveva detto di avere sparato a Saverio Sacco insieme al cognato (arrestato nell’agosto del 2018 su sua "soffiata" dopo il ritrovamento di alcune armi in un sottotetto del suo condominio) e all'empedoclino Salvatore Prestia. Quest’ultimo è sotto processo in Belgio.

Sarebbe stato lui a organizzare l'agguato perchè Sacco, che nelle settimane precedenti era stato fermato dalla polizia con della droga in casa, lo avrebbe descritto come un "infame" che lo aveva accusato agli investigatori belgi. La ritrattazione, successiva alla bocciatura della sua collaborazione, non ha mai convinto gli inquirenti. "Conosco Sacco perchè andavo sempre a mangiare da lui quando ero in Belgio - aveva detto -, ho saputo che gli avevano sparato da altre persone. Lo avevano ferito a una gamba".

La marcia indietro di Rizzo era stata motivata con la gelosia nei confronti del cognato. "Mi sono inventato questa storia - aveva aggiunto - perchè ero in conflitto con mio cognato. Non voleva che mi mettessi con sua sorella ed è la ragione per cui ho inventato tutto. Sapevo quali erano le modalità dell'agguato perchè me le aveva raccontate Saverio Sacco, era stato lui a dirmi che gli aveva sparato Prestia". 

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