Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

Villette Scala dei Turchi sequestrate, la Procura: "Quell'area soggetta a doppio vincolo"

Il sospetto è che si sia deciso volontariamente di non citare affatto il Decreto assessoriale che vietava quelle costruzioni, per "non attirare troppo l'attenzione" su una questione che avrebbe evidenziato l'invalidità dell'intero progetto

Una parte del "Borgo Scala dei Turchi"

"Tutti i provvedimenti della Soprintendenza in favore della costruzione delle villette sulla Scala dei Turchi risultano doppiamente illegittimi". Ha le idee chiare la Procura della Repubblica di Agrigento, che oggi ha richiesto ed ottenuto il sequestro del "Borgo Scala dei Turchi", il complesso di 54 alloggi residenziali in via di costruzione a poche centinaia di metri dal costone marna bianca. L'inchiesta, che oggi vede 12 persone indagate (clicca qui per leggere i nomi), è nelle mani del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto Antonella Pandolfi, gli stessi magistrati che nel 2012 ordinarono la demolizione degli ecomostri sulla spiaggia della Scala dei Turchi e su quella di Capo Rossello.

L'abusivismo in quella zona, che sembrava essere ormai soltanto un ricordo, sembra invece aver "macchiato" nuovamente un "Sito di interesse comunitario". Il provvedimento di sequestro, firmato dal gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha interessato tutto il terreno e tutti i fabbricati della "Co.Ma.Er", la ditta di Siracusa che stava costruendo il complesso di villette.

Per i magistrati, la Soprintendenza ai Beni culturali non si è mai formalmente pronunciata sulla compatibilità tra gli imponenti interventi della "Co.Ma.Er." e la presenza sul territorio dei vincoli paesaggistici gravanti su tutta l’area della lottizzazione, limitando il suo giudizio alla compatibilità delle costruzioni con i residuali vincoli paesaggistici riguardanti la sola fascia di rispetto entro la battigia.

"È evidente – scrivono i giudici - che tutti i provvedimenti della Soprintendenza in favore del progetto 'Co.Ma.Er.' risultano doppiamente illegittimi (in quanto rilasciati in contrasto sia con Decreto assessoriale 5111/92 e 5 Legge regionale 15/91, sia con l’art. 3 della legge sul procedimento amministrativo - legge 241/90 - che impone l’obbligo di motivazione per i provvedimenti amministrativi)".

I dirigenti della Soprintendenza di Agrigento, che hanno rilasciato il primo parere favorevole al progetto, avrebbero quindi dovuto conoscere l'esistenza del vincolo di immodificabilità assoluta temporanea gravante sull'area interessata dalla lottizzazione della "Co.Ma.Er", così come sostiene la Procura. Gli inquirenti, inoltre, hanno sottolineato come i tecnici in questione siano gli stessi funzionari che nel frattempo stavano redigendo il piano paesistico della provincia di Agrigento, entrato in vigore nel 2013, il quale ha riconosciuto quella stessa area come "protetta ed inedificabile". Eppure, nonostante ciò, è stata sempre riconosciuta la compatibilità paesaggistica del piano della ditta di Siracusa.

I magistrati hanno, quindi, il sospetto che si sia deciso volontariamente di non citare affatto il Decreto assessoriale 5111/92 per "non attirare troppo l'attenzione" su una questione che - se approfondita - avrebbe evidenziato l'invalidità dell'intero progetto della "Co.Ma.Er", in quanto autorizzato su area doppiamente vincolata sotto il profilo paesaggistico.

E il sospetto è rafforzato per gli investigatori dall'atteggiamento dell'architetto Antonino Terrana, oggi indagato: la prima volta che il dirigente della Soprintendenza si è "ricordato" di menzionare il Decreto assessoriale è stato soltanto in occasione dell'ordinanza di annullamento dei pareri rilasciati in precedenza alla "Co.Ma.Er", e quindi dopo che sono intervenuti gli ispettori dell'Assessorato e, forse, dopo che vi è stato il sentore dell'apertura di un procedimento penale da parte dei magistrati di via Mazzini.

Secondo quanto ricostruito dall'inchiesta giudiziaria, quindi, i titolari della "Co.Ma.Er" (così come i funzionari pubblici oggi indagati) avrebbero di fatto "semplicemente" ignorato il vincolo di immodificabilità assoluta. E pensare che il progettista del piano di lottizzazione era Giuseppe Farruggia, e cioè l'allora sindaco del Comune di Realmonte, che per il ruolo rivestito avrebbe dovuto conoscere (con pochi dubbi) il regime vincolistico del territorio da lui stesso amministrato.

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