Martedì, 16 Luglio 2024
Sciacca Sciacca

Strage di randagi, almeno 40 cani avvelenati: il caso diventa politico e supera lo Stretto

Scende in campo anche Michela Vittoria Brambilla che ha scritto al primo cittadino e presentato una denuncia. Si mobilitano animalisti ed amministratori

È bufera sul sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, dopo la strage di randagi. Sono stati almeno 40 gli animali trovati morti nel territorio, in quella che, ora dopo ora, si sta profilando come una vera e propria bomba a orologeria. Il sindaco che dopo aver scritto un lungo post su Facebook, è stato vittima di insulti e minacce, ha incontrato questo pomeriggio, insieme all'assessore all'Ecologia, Paolo Mandracchia, la delegata per i rapporti istituzionali del Ministero della Salute e testimone di giustizia Valeria Grasso. 

Valenti: "Hanno augurato la morte a me ed ai miei figli"

Nel condannare ancora, fermamente, l’episodio criminale, il sindaco Francesca Valenti e l’assessore Paolo Mandracchia hanno illustrato quanto fatto finora dal Comune di Sciacca per debellare il fenomeno del randagismo con propri fondi. "Sono circa 270 mila euro le risorse economiche che annualmente il Comune di Sciacca impegna per la cattura e la custodia in strutture idonee private di animali pericolosi - si legge in una nota dell'amministrazione - . L’ultimo qualche giorno fa in contrada Foggia. C’è anche l’ipotesi di realizzare un rifugio da gestire assieme a associazioni animaliste. E nell’incontro di oggi, con Valeria Grasso, si è anche ipotizzata la realizzazione di un ricovero in una struttura comunale, sfruttando la disponibilità espressa da veterinari volontari, per affrontare in modo ancora più efficace il problema del randagismo. A tal proposito, l’Asp ha annunciato dalla prossima settimana l’impiego di ben quattro veterinari per tre giorni alla settimana".

Soccorsi sette randagi

Intanto, sono stati soccorsi e affidati a un’associazione animalista sette cani randagi vaganti in contrada Muciare dove qualche giorno fa ignoti hanno ucciso diversi esemplari, disseminando il sito con esche avvelenate. È quanto rendono noto il sindaco Valenti e l’assessore Mandracchia. I cani, accalappiati in contrada Muciare, sono stati affidati temporaneamente all’Anta (Associazione Nazionale Tutela Animali). Si trovano adesso in un rifugio per animali a Santa Margherita. Il personale dell’Ufficio Ecologia ha provato ad accalappiare altri quattro-cinque esemplari, ma sono fuggiti. Domani si riprenderanno le ricerche. 

"Il sito – rendono ancora noto il sindaco Valenti e l’assessore Mandracchia – è stato più volte oggetto di interventi di bonifica, da venerdì a questa mattina. Personale comunale, coadiuvato da volontari, ha rimosso le esche avvelenate trovate in località Muciare, così come disposto dall’ordinanza sindacale emessa lo scorso venerdì 16 febbraio a seguito della informativa trasmessa al Comune, lo stesso giorno, dall’Asp di Agrigento sull’orribile crimine perpetrato in contrada Muciare.  Le carcasse dei cani brutalmente uccisi sono state prelevate e trasferite in un centro specializzato di Carini".  

"Mentre l’Asp di Agrigento ha dato disponibilità per potenziare le risorse veterinarie per aumentare il numero delle sterilizzazioni – concludono il sindaco Valenti e l’assessore Mandracchia –, l’Ufficio Ecologia del Comune di Sciacca effettuerà un’attenta verifica di altri siti dove si segnala la presenza di branchi di cani randagi, al fine di scongiurare il ripetersi di quanto accaduto in questi giorni". 

Denuncia al sindaco

Il presidente di Aidaa Lorenzo Croce ha firmato questa mattina una denuncia nei confronti del sindaco di Francesca Valenti. Il sindaco è stato denunciato per violazione della legge 281/91 in quanto "primo responsabile per il benessere dei randagi presenti sul territorio comunale e della loro salute ed incolumità", per l'articolo 323 del codice penale avendo "con il suo comportamento ritardato volutamente l'emissione dell'ordinanza comunale che avvisava della presenza dei bocconi avvelenati e avendo quindi commesso abuso d'ufficio". 

Scende in campo Michela Brambilla

Il fatto ha suscitato clamore sia negli agrigentini che nel resto della Sicilia. Ma adesso, la vicenda ha oltrepassato lo stretto, sollevando la protesta di animalisti e associazioni da tutta Italia. Una fra tutte, l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista e della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, che, nel frattempo, ha deciso di presentare una denuncia contro ignoti e di scrivere al sindaco di Sciacca per chiedere l'immediata e rigorosa applicazione di tutte le norme vigenti sui bocconi avvelenati e per la lotta al randagismo.

"L'uso del veleno - afferma l'ex ministro - per risolvere, con un macabro e inaccettabile fai-da-te, l'emergenza randagismo è purtroppo cosa di tutti i giorni, in Sicilia e in altre Regioni del Paese. Ma le dimensioni del massacro dicono che in alcuni territori, e l'agrigentino è certamente uno di questi, si è ormai passato ogni limite, sia per quanto riguarda le sofferenze inflitte ad animali colpevoli solo di esistere, sia per il pericolo, di sicurezza e sanitario, al quale sono esposte le persone, sia per l'immagine di un territorio dove, tra l'altro, quest'anno tornerà anche il Giro d'Italia (passando proprio per Sciacca)''.

L'allarme della politica

La vicenda, oltre alle associazioni ambientaliste, ha allarmato la politica. Il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, vuole istituire una commissione parlamentare che studi il fenomeno del randagismo, mentre il sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, stamane è stata denunciata dall'Aidaa, l'Associazione per la difesa degli animali e ambiente, per violazione della legge 281/91 in quanto "primo responsabile per il benessere dei randagi presenti sul territorio comunale e della loro salute ed incolumità". 

Non è d'accordo il gruppo parlamentare del M5S all'Ars, che replica a Micciché: "Istituire una commissione parlamentare sul randagismo con l'obiettivo di indagare un fenomeno arcinoto sarebbe una perdita di tempo. Occorre agire subito per evitare altre stragi di randagi in Sicilia attraverso maggiori risorse ai Comuni da destinare anche alla realizzazione di rifugi pubblici per i randagi insieme a un maggiore coinvolgimento delle associazioni animaliste di volontariato, private della possibilità di continuare ad occuparsi dei randagi". 

I volontari trovano esche avvelenate

Intanto, i volontari dell' Enpa di Catania, Adrano e Agrigento, si sono recati a Sciacca. Nell'area di capannoni dismessi, i volontari hanno trovato rifiuti, materiale di risulta e altre esche avvelenate. L'area è stata posta sotto sequestro dai carabinieri tuttavia poco o nulla è dato sapere sia sull'inizo delle operazioni di bonifica previste per legge sia sugli interventi di recupero dei randagi sopravvissuti. ''Purtroppo non ci è stata data alcuna informazione al riguardo. L'amministrazione comunale - spiega Cataldo Paradiso, presidente dell'Enpa di Catania - è assente e, a parte qualche frase di circostanza, continua a fare poco o nulla per tutelare l'incolumità dei suoi cittadini a quattro zampe, contravvenendo così agli obblighi imposti dalla legge». Secondo la normativa, infatti, il sindaco non solo è responsabile per i randagi e gli altri animali vaganti sul suo territorio - responsabilità che naturalmente comprende la tutela della loro incolumità - ma in in caso di ritrovamento di esche avvelenate deve attivare la procedura prevista dalla normativa. Che prevede, appunto, la bonifica dell'area interessata''.

Catanzaro attacca Cocina

"Non ci sono parole che possano descrivere l'amarezza suscitata dalle immagini dei 30 cani ritrovati senza vita a Sciacca. Eppure lo sgomento e la tristezza non devono trascendere nella disinformazione e men che meno nella istigazione all'odio nei confronti di chi vive e amministra i territori". Lo dice in una nota il deputato regionale del Pd, Michele Catanzaro, di Sciacca, segnalando che l'ingegner Salvatore Cocina, dirigente generale del Dipartimento acque e rifiuti, avrebbe mosso "sconcertanti accuse su Facebook nei confronti del popolo di Sciacca, accusato di 'inciviltà e ignoranza', e della sua amministrazione, rei a suo dire, della carneficina di cani". 

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