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Ricordi, passioni ed emozioni: la Fortitudo "scritta" da Scibetta

Emozioni, sensazioni e impressioni: Pietro Scibetta sceglie di far rivivere agli amanti del basket, e non, gara 3. Nessuna immagine, ma soltanto - per modo di dire - le parole di chi, di partite importanti ne ha viste e commentate

"La serata di giovedì 21 maggio 2015 riveste nella storia dello sport agrigentino un grande significato". Gara 3 vista da Pietro Scibetta, giornalista della Gazzetta dello Sport ed empedoclino doc. 

Emozioni, sensazioni e impressioni: Pietro Scibetta sceglie di far rivivere agli amanti del basket, e non, gara 3. Nessuna immagine, ma soltanto - per modo di dire - le parole di chi, di partite importanti ne ha viste e commentate.

"Non perché si siano toccati i più alti vertici che la provincia possa ricordare, dal momento che ragazzi e ragazze del volley seppero, nei primi anni 90’, assaggiare la massima serie e nel caso della squadra femminile anche l’Europa e il sogno di vincere lo scudetto. Quello che è successo al PalaMoncada ha, a mio parere, un significato del tutto diverso dal riportare le sensazioni a seguito di un risultato sportivo. La Fortitudo Moncada ha perso una partita nel momento di massima esposizione, con tanto di Sky a bordocampo e diretta in HD dal Lungomare Pirandello. Solo che questo è lo sport: si vince, si perde, si ride e ci si arrabbia, per una decina di minuti ma con una certa intensità. Quello che non va disperso è il patrimonio di emozioni che questi giorni stanno lasciando non solo ad Agrigento intesa come città, ma a un intero territorio. Sono distante, ma sono cresciuto a Porto Empedocle sognando di vedere, chissà quando e chissà come, un giocatore americano arrivare dalle nostre parti. Ricordo ragazzi come me avere fame di sport, fame di basket e purtroppo poco pane sulla tavola in grado di saziarli. Non avevamo campi, palestre, spazi per esprimere la passione per questo Gioco, al di là di un risicato minimo sindacale assicurato dalle società sportive. Volavamo di fantasia - scrive Scibetta - scambiando una ferraglia appesa al muro come un canestro del Madison Square Garden e le tribune del PalaHamel e del PalaNicosia come due templi (e che altro, ad Agrigento?) che venivano investiti settimanalmente della responsabilità di alimentare i nostri sogni. Tra i commenti dei tifosi, in questi giorni, leggo nomi noti della mia infanzia cestistica come Massimo Tartaglia, ho visto giocare al Forum di Assago Matteo Imbrò e ogni volta mi ricordo di papà Antonello, ho conosciuto qualche anno fa un Peppe Grasso dirigente di Trapani e insieme ricordavamo quella vibrante attesa, quell’emozione che si poteva riassumere in una singola parola: derby. Oggi quei tempi sono passati, quelli della C e della B2 quando sognare era lecito ma purché si restasse nell’ambito della fantasia. La Fortitudo di questi anni ha tradotto tutto questo in realtà: è vera, fisica, la si può toccare. Ci sono giocatori di alto livello, cresciuti in alcune delle più importanti società italiane che adesso indossano la canotta con il (e nel) nome di Agrigento. Ci sono giocatori arrivati dall’altra parte dell’Atlantico per iniziare da noi la loro carriera professionistica, che si sono convinti nel corso dei mesi di aver fatto la scelta giusta, che hanno potuto lavorare, crescere, migliorare grazie alle cure di uno staff tecnico preparato, appassionato, di una società che ha al suo interno delle persone alimentate da una passione con pochi eguali. Gente che merita rispetto, perché è anche grazie a essa che oggi Agrigento è riconosciuta, nel mondo del basket, come una società sana, dove i giocatori crescono, dove si lavora con energia e pazienza, dove non ci si abbatte per qualche sconfitta se alla base ci sono idee solide e l’entusiasmo del credere in quello che si fa. Agrigento - scrive il giornalista - il territorio tutto, ha bisogno di esempi positivi e indubbiamente la Fortitudo Moncada lo è. Questi entusiasmanti playoff (e una eccellente prima stagione di sempre in A2 Gold) hanno dato vita a nuovi sogni, rispolverato quelli vecchi e fatto capire a tutti che anche ad Agrigento, dove spesso si ha l’impressione che tutto manchi e nulla funzioni, si possono fare le cose, si possono realizzare le proprie aspirazioni e si può salire di livello senza per forza dover immaginare di farlo altrove. Quello che succederà in gara-4 tra Moncada e Novipiù non si conosce perché il risultato è racchiuso nel meraviglioso mistero che risponde al nome di pallacanestro, che non è solo uno sport per chi lo ama davvero, ma un insieme di regole e principi serenamente esportabili nel proprio quotidiano. Amare il basket vuol dire amare il ragionamento, la ricerca della precisione, l’entusiasmo dello stare insieme, la passione dell’impegno e il bisogno di avere la consapevolezza di aver dato tutto per essere migliori di prima. Le partite si vincono e si perdono, ma quelle cose restano e sono gli ingredienti per costruire delle fondamenta solide. Andate al PalaMoncada o guardate la partita a casa, oppure semplicemente interessatevi a questo sport. Comprate o regalate un biglietto, collegatevi a un computer o fermatevi ogni tanto a leggere le notizie che riguardano il gruppo fantastico costruito dal d.s. Cristian Mayer, da coach Franco Ciani e dai loro collaboratori. Fate conoscere i nomi di Vai, Evangelisti, Williams, Chiarastella, De Laurentiis, Saccaggi, Piazza, Udom, Portannese, Dudzinski e di tutti coloro che li hanno preceduti, ad Agrigento e nell’agrigentino. Ognuno di questi ragazzi ha portato a noi qualcosa che solo grazie all’entusiasmo di chi Agrigento l’ha vissuta, la vive e la vivrà anche dopo potrà crescere e diventare ancora più importante. Se la Fortitudo Moncada andrà in finale sarà una gioia. Se non dovesse andarci, passati quei famosi dieci minuti, riavvolgete il nastro di questa stagione, di questi mesi e di questi anni, non permettete a voi stessi di abbandonare il sapore dolce del sentirvi parte di un momento così bello".

Pietro Scibetta ci mette mente, cuore e passione: ha raccontato la Fortitudo, cosa è stata la squadra del presidente Moncada e cosa è diventata. Il giornalista di Porto Empedocle prende spunto dal passato per raccontare il presente, che oggi più che mai vale la pena d'essere visto e vissuto. La Fortitudo ha scritto la storia e Scibetta chiede al pubblico agrigentino di poterla raccontare con entusiasmo e giustezza: il percorso della squadra di Mayer e Ciani è stato da applausi. 

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