Combattimenti, palestre e arti marziali, l'esperto: "Qualcuno si ricordi del dilettantismo"

Parla l'agrigentino Sergio Scordino che è un istruttore qualificato e fa parte dell’associazione sportiva “InForma”

Sergio Scordino ed il campione Alessio Sakara

Il Covid 19 ha messo, tra le tante cose, a dura prova anche lo sport. A doversi reinventare non solo i professionisti, ma anche la categoria dei dilettanti. Persone, amatori, che fanno dello sport la loro buona ragione di vita. “Questa emergenza sanitaria ha messo in ginocchio vari settori, tra questi anche lo sport”. Queste le parole dell’esperto, Sergio Scordino. L’agrigentino è un istruttore qualificato e fa parte dell’associazione sportiva “InForma”.

“La grande emergenza sanitaria si è anche trasformata in emergenza economica - dice Scordino ad AgrigentoNotizie - . In questo momento, il Governo, ha pensato ai professionisti e ma non allo sport dilettantistico. E’ paradossale. Ricordiamo che la stragrande maggioranza degli sportivi è fatta da dilettanti che abbracciano gli: amatori, bambini e gente che frequenta i centri sportivi. Purtroppo, da un giorno all’altro, ci siamo ritrovati a non potere fare più sport.  Non muovendo gli stessi interessi economici dei professionisti - chiosa Scordino - siamo passati in secondo piano. Hanno rimandato gli Europei di calcio, figuriciamoci che possiamo fare noi, nel nostro piccolo. Ci occupiamo dello sport di rione, quello di quartiere. Tra di noi, però, c’è gente che fa questo anche a livello provinciale e regionale. Molte associazioni rischiano di restare a porte chiuse anche quando questa emergenza finirà. Penso alle palestre, molta gente ha contratto dei debiti per fare fronte agli affitti. Purtroppo - continua Scordino - ne stiamo risentendo anche a livello economico. Lo Stato ha provato a dare dei contributi, ma non basta. Mi congratulo con l’Opes per quello che sta riuscendo a fare ma gli aiuti non sono sufficienti”.

 Sergio Scordino e la sua ragazza, nonché presidente dell’associazione “InForma”, non hanno abbandonato i loro associati. I due sportivi, infatti, hanno deciso di reinventarsi. “E’ dura per noi. Basiamo parte della nostra preparazione sui contatti. Il nostro è uno sport da combattimento. In questi giorni - spiega Scordino - abbiamo creato delle schede per tutti dando vita a degli home work. I nostri associati possono seguirci in autonomia con dei personal training con modalità casalinga, oppure con delle video lezioni svolte in remoto Ci siamo dovuti adattare a questa nuova realtà”. Scordino parla anche del settore che riguarda le arti marziali. “Non riusciamo a svolgere tutto in maniera corretta. I lavori a vuoto ok, ma poi manca il contatto. Il confronto è alla base di questa disciplina. Nessuno - dice Scordino - ha fatto chiarezza sugli sport da combattimento”. E sul futuro, Sergio Scordino risponde così: “Voglio essere ottimista e vedere la luce in fondo al tunnel. Spero di potermi allenare, con tutti gli altri, in un grande spazio. Il Coronavirus ha cambiato tutto, ma sono fiducioso in una nuova rinascita”.

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