Scadenze fiscali, nessun rinvio: luglio amaro per professionisti e partite Iva

Per rinviare di nuovo il pagamento delle imposte sarebbero serviti più di 8 miliardi di euro

Nessun rinvio sulle scadenze fiscali di luglio. Il 20 luglio molti contribuenti dovranno mettere mano al portafogli.  Scattano infatti i pagamenti per l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel 2° trimestre per importi superiori a 1.000 euro, il diritto annuale alla Camera di Commercio, i versamenti IVA, IRAP e IRPEF. E ancora: versamento saldo 2019 e primo acconto 2020 della cedolare secca così come dell’IRES. E il 30 luglio e il 31 luglio si replica. Ci sarà da pagare il versamento, con la maggiorazione dello 0,40 per cento a titolo di interesse, di saldo e primo acconto per i contribuenti con 730 senza sostituto d’imposta o con modello Redditi. Oltre a varie altre imposte (qui il calendario delle scadenze con tutti i dettagli). 

Insomma, sarà un fine luglio decisamente caldo per i contribuenti. Il governo ha alla fine respinto la richiesta, arrivata da più fronti, di rinviare ulteriormente il pagamento dopo la proroga concessa a giugno per venire incontro agli autonomi. Per un ulteriore rinvio sarebbero serviti più di 8 miliardi di euro, soldi che lo Stato in questo momento non ha.

Proteste veementi dall’opposizione: "Mentre il governo pensa alle poltrone – scrive la deputata di Forza Italia Mariastella Gelmini - , gli italiani fanno i salti mortali per rispettare le 240 scadenze fiscali da pagare entro lunedì. Ma imprenditori, professionisti, partite Iva non sono un bancomat, soprattutto dopo mesi di lockdown: perché non rinviare tutto a fine anno?". Per Salvini “chi non paga le tasse entro il 20 luglio (ad esempio 4 milioni di Partite Iva) rischia una multa pesante. Ma al governo si sono rimbambiti?".

All’attacco dell’esecutivo anche Fratelli d’Italia. Il deputato Fabio Rampelli sintetizza così la questione: "La notizia del governo che ha chiuso all'ipotesi di un ulteriore rinvio delle tasse per le partite Iva, rischia di mettere in ginocchio piccole e medie imprese che, tra saldi e acconti, si ritroveranno a dover pagare inaspettatamente quelle scadenze fiscali che l'esecutivo aveva promesso di posticipare. Invece di prorogare i termini ed aiutare il tessuto produttivo a risollevarsi il premier Conte e il ministro Gualtieri voltano le spalle a professionisti e artigiani. Una retromarcia imbarazzante". 

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