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L'economia del mezzogiorno tra difficoltà e potenzilità

Al oggi il convegno che si è tenuto a Villa Malfitano nell'ambito delle "Giornate dell'economia...

Ha avuto luogo oggi il convegno che si è tenuto a Villa Malfitano nell'ambito delle “Giornate dell'economia del mezzogiorno”. Il report di Intesa Sanpaolo ha fotografato la situazione di apertura ai mercati internazionali delle regioni italiane. Da ciò è emerso che in quanto a internazionalizzazione, il mezzogiorno resta un'area con grosse difficoltà rispetto al centro e al nord Italia, ma le potenzialità espresse sono tali da far pensare ad una consistente ripresa a condizione che vengano effettuati investimenti oculati.

Il “superindice” che misura il grado di internazionalizzazione economica, sociale e infrastrutturale delle regioni italiane, tiene conto, oltre alle variabili economiche strictu sensu, anche di informazioni come la distanza e l'importanza dei nuovi mercati, le infrastrutture e i fenomeni sociali.

"Dobbiamo parlare di internazionalizzazione del territorio sia in outcoming che in incoming – ha dichiarato il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta che ha aggiunto – outcoming vuol dire produrre ed esportare i nostri prodotti, incoming vuol dire attrarre investimenti al di fuori dell'area ma non in termini di mera importazione. Questo processo di internazionalizzazione bidirezionale è molto importante per noi che abbiamo 6,5 milioni di occupati su 21 milioni di abitanti nel Mezzogiorno e in Sicilia 1 occupato su 4. Per dare un futuro ai nostri giovani dobbiamo fare dunque in modo che le nostre realtà esportino il più possibile ad esempio prodotti informatici, multimediali, agroalimentari e dall'altra parte dobbiamo stimolare investimenti esteri nel nostro territorio".

"Se miglioriamo le infrastrutture ne avremo un beneficio in termini di capacità di esportazione e importazione – ha sottolineanto il direttore area Sicilia di Intesa Sanpaolo, Salvatore Immordino – se miglioriamo le condizioni di vivibilità e rendiamo attraenti i nostri territori, possiamo puntare sull'incremento delle presenze, soprattutto di giovani che vogliono venire a studiare nel nostro Paese, e di conseguenza incrementiamo anche un altro aspetto fondamentale quale è lo scambio culturale. Questi non sono fattori o indicatori con diretta rilevanza economica ma sono fattori che da altre aree d'Italia e d'Europa sono stati sviluppati per tempo e oggi producono vantaggi in più. La capacità del Mezzogiorno deve essere anche quella di annullare il fenomeno di emigrazione dei cervelli creando condizioni di sviluppo adatte ai giovani. Ecco che oggi piuttosto che di Pil bisognerebbe puntare a fattori che misurino il benessere sociale".


"Il nodo centrale per la competitività di un paese
– ha detto Fabrizio Guelpa del Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo – è l'innovazione. Per favorire lo sviluppo di una mentalità innovativa è molto utile mettere insieme persone con culture differenti. Sappiamo tutti che gli ambienti più fertili sono quelli dove operano persone provenienti da paesi e da culture diverse. L'apertura internazionale in senso lato diventa quindi un mezzo per rendere più competitive le nostre imprese, accelerando i processi innovativi".

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