Cronaca

"Tentata estorsione aggravata", Massimino e Militello davanti al Gip

Il fermo - su direttiva della Dda di Palermo - è stato eseguito martedì dalla Dia di Agrigento. Contestati tre tentativi nei confronti di un imprenditore edile che stava costruendo una palazzina

Da sinistra, Antonio Massimino e Liborio Militello

Interrogatorio di convalida, oggi, per Antonio Massimino,commerciante, di 48 anni e Liborio Militello, 49 anni, muratore. I due agrigentini - sottoposti a fermo per  l'ipotesi di reato di tentata estorsione aggravata dal cosiddetto "metodo mafioso" - compariranno davanti al Gip del tribunale di Agrigento Francesco Provenzano che è stato delegato per rogatoria dal collega del tribunale di Palermo.

L’udienza è stata fissata per le 11,30 e si celebrerà al carcere Petrusa, dove i due indagati sono stati trasferiti, dopo il fermo, nella tarda mattinata di martedì. Massimino ha nominato come difensore l’avvocato Salvatore Pennica. Militello sarà, invece, difeso dagli avvocati Carmelita Danile e Nicolò Grillo. Il giudice, dopo averli interrogati, dovrà decidere se ci sono i presupposti per convalidare il fermo e, in seguito, quale misura applicare.

Il fermo - su direttiva del procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dei Pm Claudio Camilleri ed Alessia Sinatra della Procura distrettuale antimafia di Palermo - è stato eseguito dalla Dia di Agrigento, che è coordinata dal vice questore aggiunto Roberto Cilona. Contestati tre tentativi di estorsione ad un imprenditore edile che stava costruendo una palazzina in città.

Secondo l'accusa, la prima volta si sarebbe "presentato" come un appartenente alla famiglia mafiosa. La seconda, avrebbe chiesto l'assunzione di uno o più soggetti e la terza ed ultima volta, utilizzando sempre il "brand" di Cosa Nostra, avrebbe preteso una tangente - "come recupero credito" - da circa 80 mila euro.  

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