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"Ispezione addomesticata in cambio di un'assunzione", la parola al pm

Istruttoria chiusa al processo sul presunto scandalo dell'Ecap, i giudici fissano la requisitoria

Con le richieste di produzione di alcuni documenti, formulate dagli avvocati Daniela Posante e Serafino Mazzotta – la prima difensore di uno dei marescialli imputati, il carabiniere Antonino Arnese e il secondo rappresenta due donne madre e figlia, presunte vittime di estorsione e calunnia, costituite parti civili – si è, di fatto, chiuso il dibattimento del processo che ruota attorno alle presunte irregolarità nella gestione dell’istituto di formazione Ecap.

Il presidente del collegio Giuseppe Miceli, il 22 ottobre, scioglierà la riserva e subito dopo darà la parola al pubblico ministero Chiara Bisso per la requisitoria e a tutti i difensori per le proprie conclusioni. Sul banco degli imputati, oltre ad Arnese, l’avvocato Ignazio Valenza - ex presidente dell’Ecap - e il luogotenente Vincenzo Mangiavillano, ora in pensione e per anni capo della sezione di polizia giudiziaria della Procura. Fra i reati contestati la corruzione, la rivelazione di segreto di ufficio, la tentata estorsione e la calunnia.

L’episodio principale riguarda l’assunzione della moglie di Arnese all’istituto “Casa Amica”, altro ente all’epoca presieduto da Valenza, che sarebbe stato, secondo l’accusa, il corrispettivo per un controllo “blando, erroneo e lacunoso” all’istituto Ecap da parte dell’ispettorato del lavoro che Arnese comandava. A Mangiavillano, che avrebbe rivelato al collega l’esistenza di indagini a suo carico, viene contestato di avere avuto un ruolo nell’accordo corruttivo. 

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