Risorse idriche, l'Ati ha finito la sua prima caccia a nuove sorgenti da utilizzare

Oltre 2 mesi di lavoro hanno consentito ai tecnici di individuare alcune fonti e alcuni pozzi che potrebbero essere sfruttati in modo più efficiente, ma il lavoro è ancora tanto

Sorgenti sfruttate male o poco, altre in cattive condizioni di utilizzo, altre ancora non sfruttabili allo stato attuale ma potenzialmente preziose se verranno effettuati interventi manutentivi. Ma, al momento, niente che possa consentire tout court di chiudere con la Sicilia Acqua, società pubblico-privata che fornisce acqua a tutta l'Isola.

Sono questi gli esiti del primo censimento delle risorse idriche, avviato dall'Ati nel mese di luglio e che potrebbe essere pubblicato, anche solo per stralci, entro il mese. Un'attività ricognitiva al momento generale, che potrebbe essere affiancata ad uno studio più approfondito e scientifico che possa consentire anche di verificare anche la fondatezza di quelli oggi disponibili, spesso tra loro contraddittori. Una ricognizione che non è stata agevolata all'Ati, dato che scarsa sarebbe stata la collaborazione offerta anche dai cosiddetti "comuni ribelli", ovvero quelli che non hanno consegnato le reti al gestore, i quali da un lato dichiarano che le sorgenti e i pozzi (che sono comunque regionali) non possono soddisfare altre richieste oltre che quelle del loro territorio, e dall'altro si sono scarsamente impegnati, per così dire, per fornire assistenza all'Ati nella propria attività di ricerca.

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Di certo c'è che attualmente, con gli strumenti a disposizione, non è stato possibile individuare risorse idriche che, da sole, possano bastare a liberare in modo significativo la nostra provincia dalla necessità di comprare acqua da Sicilia Acque, o che, ancora, possano essere alla base di un percorso di ripubblicizzazione dell'acqua. Risultato "bugiardo", potenzialmente, dato che appunto non tutto è stato vagliato.

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