Rischio sismico, Cgil: "Verificare misure di prevenzione nell'Agrigentino"

Il sindacato: "Solo dieci i Comuni dotati di piano di emergenza. Bisogna mettere in sicurezza quegli edifici pubblici costruiti prima delle normative antisismiche"

I ruderi di Poggioreale distrutta dal terremoto del Belice

Verificare lo stato della prevenzione del rischio sismico nella provincia di Agrigento. Lo chiede la Cgil con una lettera indirizzata al prefetto ed ai sindaci del territorio. 

"Il terribile terremoto che ha colpito il cuore dell’Italia - si legge in una nota del sindacato - credo ponga ad ognuno di noi, specie in una provincia come la nostra che ha conosciuto il terremoto del Belìce, alcune domande sul grado di preparazione del nostro territorio ad affrontare emergenze simili".

"Il territorio di Agrigento - prosegue la Cgil - è indicato col grado di sismicità 2 (Zona con pericolosità sismica media dove possono verificarsi terremoti abbastanza forti). Se poi andiamo nello specifico, sui 43 Comuni della provincia, 3 sono inquadrati nel rischio sismico 1 (Menfi, Montevago e Santa Margherita Belice); 27 in quello 2 ed i rimanenti in quello 4, il più basso".  

"Dal sito della Protezione Civile Nazionale ricaviamo l’informazione che i Comuni dotati di piano di emergenza rischio sismico  della Provincia di Agrigento sono solo 10: Alessandria della Rocca, Campobello di Licata, Canicattì. Licata, Lucca Sicula, San Biagio Platani, Santo Stefano Quisquina, Sciacca, Siculiana e Villafranca Sicula. Come Cgil ritieniamo utile ed urgente verificare lo stato complessivo delle misure di protezione civile predisposte dai singoli Comuni".

"Dalla stessa fonte - aggiunge il sindacato - abbiamo visto che, proprio recentemente si è proceduto alla ripartizione annualità 2015 per la prevenzione del rischio sismico. Come si sa, il fondo per la prevenzione del rischio sismico previsto dall’articolo 11 della legge n. 77 del 24 giugno 2009 di conversione del decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009 per la ricostruzione in Abruzzo, prevede che siano finanziati interventi per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale, grazie ad un fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze".  

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"Esso finanzia sia gli interventi pubblici che quelli privati - scrive la Cgil -, riteniamo, dunque, utile sapere se e in che misura sia possibile attivarsi per la utilizzazione di tali misure, per mettere – ad esempio – in sicurezza quegli edifici pubblici costruiti prima delle normative antisismiche. Riteniamo che la messa in sicurezza del territorio, oltre a costituire la necessaria premessa per salvare le vite umane negli eventi calamitosi, possa davvero rappresentare una frontiera importante dell’impegno della pubblica amministrazione e di tutte le istituzioni ed anche una occasione di lavoro per le tante professionalità presenti nel territorio".

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