Ricorso accolto, l'Ecap può iniziare le attività di formazione

I giudici amministrativi hanno dato ragione all'ente agrigentino. Regione condannata a pagare le spese di giudizio

Il Tar Sicilia ha accolto il ricorso presentato dall’Ecap di Agrigento, assistita dagli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza,  dichiarando l'inefficacia delle condizioni risolutive apposte nei decreti dirigenziali, e condannando l'assessorato regionale della Formazione anche al pagamento delle spese di giudizio. Pertanto, per effetto della sentenza, l'Ecap Agrigento potrà iniziare lo svolgimento delle attività di formazione professionale finanziate dall'amministrazione regionale, mentre quest'ultima pagherà' le spese di giudizio. Ecco, nei dettagli, la ricostruzione della vicenda.

“Il Tar Sicilia aveva annullato – si legge in una nota - il decreto assessoriale di revoca dell'accreditamento dell'Ecap Agrigento, presupposto indispensabile per lo svolgimento delle attività di formazione professionale finanziate dall'amministrazione regionale. Al fine di ottemperare alla sentenza, e consentire così all'Ecap di svolgere le attività formative di cui ai progetti presentati per la terza annualità, l'assessorato regionale della Formazione emanava i relativi decreti dirigenziali nel novembre del 2015, approvando i progetti presentati dall'Ecap e prevedendo le somme a tal uopo necessarie. Tuttavia in entrambi i decreti – si legge ancora nel documento - era imposta la condizione risolutiva secondo cui nell'ipotesi di riforma della sentenza in grado di appello l'Ecap avrebbe dovuto restituire le somme percepite per il finanziamento di tali attività formative. In presenza di tali condizione risolutive la compagnia assicurativa non consentiva all'Ecap la stipula della polizza fideiussoria necessaria per l'inizio dell'attività. Quindi la determinazione di proporre un nuovo ricorso davanti al Tar Sicilia,  con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, per l'annullamento delle condizioni risolutive sopra precisate”. “In particolare – si conclude la nota che riassume la vicenda - gli avvocati Rubino e Valenza hanno sostenuto che l'effetto prodotto dalla sentenza non può che essere quello della rimozione del provvedimento di revoca dell'accreditamento annullato dal mondo giuridico, con conseguente cancellazione di qualunque effetto eventualmente prodotto”.

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