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Giuseppe Gabriele e Gioacchino Giancone

Giuseppe Gabriele e Gioacchino Giancone

Processo tangenti all'Utc: «Dieci euro al mq per i terreni vicini alle spiagge di Lampedusa»

Nuova udienza del processo che vede alla sbarra - tra gli altri - l'ex capo dell'Utc di Lampedusa e Linosa, Giuseppe Gabriele, e l'architetto Gioacchino Giancone. Ascoltato luogotenente della Guardia di finanza. Emergono nuovi dettagli sulle indagini che hanno fatto luce su un presunto giro di tangenti al Comune isolano

Quei terreni di proprietà del Comune di Lampedusa, a poco più di cinquecento metri dalla spiaggia della Guitgia, erano inizialmente destinati alla costruzione di opere di pubblica utilità, come scuole e strutture ricettive. Poi, però, sono improvvisamente diventati "agricoli" e sono entrati a far parte del gruppo dei beni "da alienare", da vendere ai privati.

Un cambiamento repentino che ha permesso all'ente di vendere quegli appezzamenti a dieci euro al metro quadro (anziché trenta, come prevedeva la "zona C"). Ma la "improvvisa" trasformazione non è sfuggita agli uomini della Guardia di finanza di Agrigento che indagavano sul presunto giro di tangenti nell'ufficio tecnico del Comune di Lampedusa e Linosa.

Siamo tra il 2009 e il 2011, anni dell'amministrazione guidata dal sindaco Dino De Rubeis. Anni in cui a capo dell'ufficio tecnico del Comune isolano c'era l'ingegnere licatese Giuseppe Gabriele (arrestato l’ultima volta lo scorso giugno per aver chiesto ed ottenuto – nella qualità di dipendente dell’Utc di Ravanusa - 18 certificati medici ritenuti fasulli per un totale di 256 giorni di malattia ritenuta inventata), affiancato dall'architetto Gioacchino Giancone, in quel periodo consulente del Comune.

Per gli inquirenti, che credono poco alle coincidenze, il disegno criminoso era ben chiaro: a voler acquistare quei terreni, infatti, era una società della provincia di Milano che avrebbe poi firmato un contratto proprio con l'architetto Giancone (che - secondo il manoscritto trovato e sequestrato dai finanzieri - si sarebbe occupato delle pratiche per le concessioni edilizie al fine di costruire immobili residenziali).

L’obiettivo, quindi, non erano più scuole o strutture ricettive, ma villette e appartamenti ancora da costruire e che, una volta ultimate, sarebbero servite anche come compenso per il lavoro che avrebbe svolto l'architetto Giancone (il 50 percento di quelle costruzioni sarebbero servite proprio a "pagare" il lavoro del professionista).

A redigere la proposta di delibera sottoposta alla Giunta De Rubeis per la vendita di quei terreni è stato proprio l'ingegnere Giuseppe Gabriele, trovato – nel corso di una perquisizione – in possesso anche di un resoconto dei costi che si sarebbero dovuti affrontare per la costruzione di quelle villette.

Un intricato giro di nomi, di circostanze, di documenti e di personaggi noti (e meno noti) che la Guardia di finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, è riuscita però a disarticolare e a rendere ben chiara agli occhi dei magistrati. La vendita di quei terreni è stata oggetto stamani dell'udienza del processo che si celebra al Tribunale di Agrigento, davanti al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Miceli, e che vede al banco degli imputati, tra gli altri, anche Giuseppe Gabriele e Gioacchino Giancone.

A spiegare i dettagli dell'attività investigativa, rispondendo alle domande del pubblico ministero Salvatore Vella, è stato il luogotenente della Guardia di finanza Giorgio Usai. Il sottufficiale delle fiamme gialle, con tanto di schermo in aula, ha mostrato gli atti sequestrati e le fotografie dei luoghi interessati dall'indagine. L’udienza è stata rinviata al 23 ottobre prossimo.

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