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Giuseppe Angarussa

Giuseppe Angarussa

"Violazioni non mettono a rischio la sicurezza", niente sorveglianza speciale per 35enne

La Questura chiedeva un aggravamento della misura di prevenzione per Giuseppe Angarussa

I nuovi guai giudiziari di Giuseppe Angarussa non configurano “gravi esigenze di ordine e sicurezza pubblica, tali da rappresentare una minaccia per l’ordinamento civile nel suo complesso”. Con queste motivazioni i giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Gianfranca Claudia Infantino, hanno respinto la proposta della Questura di prolungare di altri tre anni la sorveglianza speciale nei confronti del pregiudicato trentacinquenne di Porto Empedocle.

Angarussa, difeso dall’avvocato Davide Casà, che ha alle spalle diversi precedenti per droga, ricettazione e tanto altro, era stato già sottoposto alla misura di prevenzione personale che prevede alcune restrizioni della libertà personale, come quello di non frequentare pregiudicati e rientrare in casa negli orari serali. Angarussa, peraltro, secondo quanto ha fatto emergere l’operazione “Kerkent”, che il 4 marzo ha disarticolato il nuovo clan mafioso cittadino che sarebbe stato messo in piedi dal boss Antonio Massimino, fu “graziato” dal capomafia che negò l’autorizzazione al suo omicidio che un gregario aveva proposto per vendicare lo sgarro dell’incendio di un motorino.

I giudici non gli hanno aggravato il provvedimento, né sotto il profilo della durata (quello precedente era pure di tre anni) nè con l’aggiunta dell’obbligo di dimora. Per quest’ultima prescrizione i giudici rappresentano che sarebbe “sproporzionata e non adeguata tenendo conto che le precedenti violazioni sono avvenute proprio nel suo Comune di residenza”. 

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