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Giovanni Panepinto

Giovanni Panepinto

"Panepinto ha aggredito il nostro portavoce", e i Cinquestelle chiedono la sospensione del deputato

Secondo quanto denunciato dal Movimento 5 Stelle, Giovanni Panepinto (che è anche sindaco di Bivona) si sarebbe scagliato contro Ciaccio, afferrandolo per un braccio, dopo essere salito sui banchi dell'aula della commissione "Bilancio"

Il Movimento 5 Stelle chiederà al presidente dell’Assemblea regionale siciliana la sospensione del deputato agrigentino Giovanni Panepinto. La richiesta dei pentastellati siciliani arriva dopo la denuncia di una presunta aggressione subita da Giorgio Ciaccio, portavoce del movimento, da parte del parlamentare agrigentino. 

Secondo quanto denunciato dal Movimento 5 Stelle, Giovanni Panepinto (che è anche sindaco di Bivona) si sarebbe scagliato contro Ciaccio, afferrandolo per un braccio, dopo essere salito sui banchi dell’aula della commissione “Bilancio”. 

“E’ stato – dicono i parlamentari Cinquestelle – l’episodio clou del clima di nervosismo che ha caratterizzato le sedute della commissione, che ha proceduto a rilento e secondo i tempi dettati dalla maggioranza, senza rispetto delle persone e dei tempi fissati dalla presidenza. Abbiamo aspettato in continuazione, per ore, i loro comodi e i continui rinvii, determinati, evidentemente, dalla ricerca di un possibile accordo per spartirsi, con emendamenti da quartiere, le esigue risorse. La responsabilità del Pd, che ha ormai commissariato Crocetta – grande assente ai lavori – è ormai palese. Con l’ingresso dei molti cambiacasacca, imbarcati negli ultimi mesi, si è trasformato nel partito dei mille interessi personali”.

"Pur se rammaricato per l'aspra discussione verificatasi in Commissione Bilancio - ha detto il vice presidente del gruppo parlamentare Pd all'Ars Giovanni Panepinto -, mi preme precisare che sentire deridere ed apostrofare negativamente il duro lavoro messo in campo per impedire l'aumento dei canoni irrigui a carico degli agricoltori, così come la ricerca di risorse per gli agricoltori di Licata e Palma di Montechiaro, che hanno visto nell'ottobre dell'anno scorso radere al suolo le proprie serre, ed il tentativo di salvare i consorzi universitari, in particolare quello di Agrigento, fa certamente male e porta ad inasprire gli animi".
 

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