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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca Palma di Montechiaro

"Ottantanovenne rapinato e ucciso in casa dalla badante", in aula i familiari della vittima

Figli, genero e nipoti hanno deposto al processo, in Corte di assise, a carico della rumena Dana Mihaela Nicoleta Chita, 26 anni. "La sua auto è sparita dopo l'omicidio"

"C'era un viavai di badanti perchè non voleva disturbare noi familiari e preferiva rivolgersi a loro per le sue esigenze quotidiane". Due figli, il genero e due nipoti di Michelangelo Marchese, l'anziano di 89 anni rapinato e ucciso nella sua abitazione di Palma, hanno deposto in aula ricostruendo gli ultimi mesi della vita del familiare.

Il processo, in corso davanti alla Corte di assise di Agrigento presieduta da Wilma Angela Mazzara, è quello a carico della rumena Dana Mihaela Nicoleta Chita, 26 anni, fermata lo scorso 20 novembre e ritenuta l'autrice dell'omicidio avvenuto la notte tra l'11 e il 12 luglio dell'anno scorso a Palma.

La donna, che avrebbe agito con altri complici non identificati, lo avrebbe strangolato e ucciso dopo averlo immobilizzato con del nastro adesivo sul quale, secondo quanto riferito all'udienza precedente dal tenente dei carabinieri Carmelo Caccetta, sarebbero state trovate tracce di dna. Il caso sarebbe stato risolto scoprendo la sparizione dell'auto dell'anziano che sarebbe stata rubata dalla donna salvo poi cercare di disfarsene.  

"Era posteggiata davanti casa - hanno detto i figli rispondendo al pm Chiara Bisso, ai difensori di parte civile Giuseppe Fabio Cacciatore e Vito Cangemi e al legale dell'imputato, Angelo Asaro - prima dell'omicidio, dopo non l'abbiamo più trovata". 

I risvolti dell'inchiesta, in precedenza, erano stati raccontati dallo stesso tenente Caccetta. "Il corpo - ha detto - è stato trovato dai vigili del fuoco dopo che sono intervenuti nell'abitazione in seguito alla segnalazione del figlio che non riusciva a mettersi in contatto con lui".

La scena che si trovano davanti i carabinieri è quella di un evidente omicidio con rapina. Subito un particolare che indirizza gli investigatori su una pista precisa. "Non c'era alcuna effrazione, chi aveva commesso l'omicidio aveva libero accesso alla casa. Abbiamo appreso poi - ha aggiunto l'ufficiale - che mancava la sua auto ed è stata la svolta. L'autovettura è stata vista a Canicattì e abbiamo iniziato a cercarla insieme alla polizia".

L'auto era stata consegnata a un pregiudicato, che avrebbe dovuto demolirla, dalla donna che si era presentata con un nome di fantasia. "I poliziotti la conoscevano bene e l'hanno individuata dalla descrizione". 

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