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Giro di squillo al "Dolce vita", tre rinvii a giudizio nell'inchiesta "bis"

Per altri quattro, che non sono stati rintracciati, è stato disposto uno slittamento per tentare di portare a conclusione le notifiche. Gli imputati avrebbero procacciato le prostitute rumene pagando loro il viaggio e promettendo facili guadagni

Altri tre rinvii a giudizio, quindici anni dopo l'operazione "Dolce Vita" che sgominò un giro di prostitute rumene allestito attorno all'omonimo locale lungo la strada industriale.

Sono stati disposti dal giudice dell'udienza preliminare Luisa Turco nell'ambito dell'inchiesta "bis" che aveva subito una lunga frenata per la difficoltà nel rintracciare tutti gli imputati che, nel frattempo, si erano trasferiti all'estero o erano rientrati in Romania.

Il pubblico ministero Elenia Manno aveva chiesto il rinvio a giudizio di Elena Acujboaei, 41 anni; Maria Balan, 66 anni; Alis Ana Acujboaei, 41 anni; Robert Florin Tesoi, 35 anni; Neculai Zavache, 38 anni, Vasile Sorin Chiriac, 49 anni; tutti rumeni e Giovanni Corvaia, 42 anni, nato Agrigento e residente in Germania.

Per lena e Alis Ana Acujboaei e Corvaia è stato disposto l'approfondimento dibattimentale: la prima udienza è stata fissata per il 27 gennaio davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara.

Per gli altri quattro imputati, tuttora irreperibili, il giudice ha disposto un lungo rinvio al 13 dicembre del 2021. La difesa (il collegio era composto dagli avvocati Salvatore Bruccoleri, Aldo Virone, Daniele Re e Agnesa Neculai) non ha chiesto riti alternativi. 

Le accuse contestate sono il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ed esercizio della prostituzione. Gli imputati avrebbero procacciato le prostitute rumene pagando loro il viaggio e promettendo facili guadagni. Per l'ingresso in Italia, in quegli anni più complesso perchè la Romania non faceva parte dell'Unione europea, avrebbero attestato falsamente l'ospitalità per altri motivi.

Una volta arrivate in Italia le ragazze, sostiene l'accusa, venivano fatte prostituire nel night "La dolce vita", nella zona industriale della città, che ha dato il nome all'operazione. All'interno del locale notturno vi sarebbero stati dei camerini dove le ragazze vendevano il loro corpo ai clienti.

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