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Angelo Airò Farulla

Angelo Airò Farulla

Nel segno di Prada, Angelo Airò Farulla: "A Milano con impegno e determinazione"

Pochi slogan e tanta voglia di fare. L'agrigentino lavora per una delle principali maison di moda al mondo

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Un cammino lungo, a tratti tortuoso, pur di arrivare a realizzare i propri sogni. E’ difficile entrare con prepotenza dalla porta principale di un mondo che amiamo e vogliamo fare nostro.

A volte, pur di farcela, si cerca anche l’ultima finestra a disposizione ma con vista sui nostri più grandi desideri. A supportare la scalata, quasi sempre, è la grande determinazione. Alla voce determinazione, dunque, troviamo Angelo Airò Farulla. Partito da Agrigento e sbalzato nella grande Milano, la metropoli della moda che conta. Angelo figlio della Valle dei Templi, lavora per una delle principali maison di moda al mondo, ovvero Prada.

Ciao Angelo, raccontaci la tua storia...

"Sono cresciuto ad Agrigento. Mi sono laureato all’Accademia di Belle Arti di Palermo nel 2007. Subito dopo mi sono trasferito a Milano, un punto d’arrivo, ma anche di partenza per tanti giovani che inseguono il sogno di lavorare nella moda.  Non è stato facile, sopratutto all’inizio, ma impegno e determinazione hanno dato i loro frutti. Da otto anni faccio parte dell’Ufficio Stile Prada Uomo". 

Ti manca Agrigento?

"Quello con Agrigento è un legame molto intenso, come il profumo di un aranceto in fiore.  Nella storia della mia vita e della mia formazione Agrigento ha sempre rappresentato il posto in cui tornare, il luogo dei ricordi e degli affetti: la mia famiglia, i miei amici, le grandi mangiate e la convivialità, i gesti semplici ma potenti, come impastare il pane o mio padre che mi porge un'arancia appena staccata dall’albero, l’odore del legno bruciato nel forno. Ugualmente mi mancano i luoghi dove ho vissuto momenti speciali, come il giardino della Kolymbethra, nella Valle dei Templi, il sole, il mare.  La distanza, tuttavia, mi porta ad assumere anche uno sguardo critico sulle gravi lacune che affliggono Agrigento, causate in parte dalla pigrizia e da una mentalità spesso non aperta al cambiamento, come la carenza di infrastrutture, eventi culturali e turistici degni di una città così ricca di storia come la nostra". 

Hai un consiglio perni giovani agrigentini?

"Fate qualcosa di voi stessi. Studiate, non smettete mai di imparare: è incredibile come costanza, determinazione e passione possano dare una svolta al tuo destino. I giovani hanno un potenziale enorme: non abbiate paura di inseguire i vostri ideali, di uscire dagli schemi. All’inizio può sembrare difficile, ma si può cambiare. Non dobbiamo aspettare che siano gli altri a farlo. A Favara, ad esempio, è nato Farm Cultural Park, un polo di interazione tra arte, sperimentazione e innovazione che ha portato una vera rinascita culturale e sociale.  Bisogna avere il coraggio di cambiare, di esporsi, di combattere la pigrizia e la comodità su cui molto spesso ci adagiamo. 

Sogni di tornare?

"Come ho detto prima, ho sempre mantenuto un forte legame con la mia famiglia e la mia terra d'origine, che tuttora mi spinge a pensare al futuro con curiosità ed entusiasmo. Mi piacerebbe, ad esempio, intraprendere un progetto per dare una nuova luce ad Agrigento. Il mio sogno è che diventi ciò che, in prospettiva, è già: una città in cui tradizione, cultura e innovazione si alimentino a vicenda, e costituiscano un faro di speranza su cui costruire il futuro".

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