Doha ad occhi aperti, l'empedoclino Marco Castelli: "Sapevo di farcela"

Ha lasciato la sua città dieci anni fa, iniziando una vera e propria scalata. Un fisico scultoreo, una bellezza che di certo non poteva passare inosservata

Marco Castelli

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Sei un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

Avere un sogno, custodirlo e poi con estrema determinazione riuscire anche a farlo diventare realtà. Per fare tutto questo serve ambizione, sacrificio, determinazione e cura dei dettagli. Marco Castelli è un empedoclino quasi d’adozione, nato a San Cataldo, ma col profumo del mare di Porto Empedocle. Un fisico scultoreo, una bellezza che di certo non poteva passare inosservata. Per questo, Marco Castelli, ha conosciuto la moda, i palcoscenici importanti ed i grandi marchi. Oggi è lui l'ambasciatore del mondo di orologeria di lusso per il marchio Breitling.

Marco è il quarto di cinque figli, ha iniziato a fare il saldatore, per poi concentrarsi su quel sogno, qualcosa che lo teneva sveglio la notte. La moda, il volere un marchio tutto suo. Milano, Parigi e New York, Marco Castelli ha viaggiato tanto ed indossato i migliori capi. L’empedoclino, si è conquistato Doha. 

Marco, raccontaci la tua storia

“Avevo un sogno, quello di creare un mio brand, beh ci sono riuscito. Tutto è iniziato quasi per gioco, adesso è diventato mestiere. Ho creato il mio primo Temporary shop, ho lanciato la mia capsule collection ed alla fine è diventato un bel business. Ho tanti progetti in cantieri, alcuni non posso neppure svelarli. L’apertura a Doha, del mio primo store, mi ha riempito d’orgoglio. Ho fatto una conferenza a Doha il 13 aprile al WHotel affiancato dall’ambasciatore italiano del Qatar Pasquale Salzano. Tornerò lì ad ottobre, continuerò il mio percorso”. 


- Perché hai deciso di lasciare Porto Empedocle?

Sono via da dieci anni. Ho sempre saputo che prima o poi sarebbe successo. Avevo voglia di realizzare il mio sogno, per farlo dovevo lasciare Porto Empedocle. Amo viaggiare, conoscere nuove culture e nuova gente. Dovevo andare via. Non è solo un concetto di vivere in Sicilia, ma è soltanto voglia di conoscere e di confrontarmi con diverse persone. Viaggiare è fondamentale per accrescere il proprio bagaglio culturale”. 

 - Quanto c’è della tua terra in ogni cosa che fai?

“Mi ispiro molto all’arte ed alla natura, ma anche ai miei posti. Ho creato un cappotto bicolore, ha delle sfumature particolari. E’ un bianco che richiama tanto il fiore del mandorlo. Ho anche fatto dipingere un volto su un altro capo, ispirandomi alle maschere di Luigi Pirandello. Tutti noi indossiamo delle maschere, ognuno di noi si comporta in modo diverso, tutto dipende dai luoghi e dalle persone. Alcune personalità si alternano facendo leva sui contesti nel quale ci troviamo”.


-  Hai un consiglio per i giovani empedoclini?

“Nella vita noi scegliamo chi essere. Nessuno ci impone cosa dobbiamo fare. Ci sono delle circostanze nella vita che ti portano a pensare tanto. Chi ha voglia di inseguire un sogno deve farlo. A volte mi capita di vedere persone che sono ferme da circa dieci anni, si trovano degli alibi che non esistono. Il consiglio che do è quello di guardare avanti, sempre. Molta gente non mi ha mai sopportato, ma io ho sempre fatto ciò che amo fare. Non ho ascoltato nessuno, solo il mio sogno”.

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 - Tra vent’anni dove ti vedi, sogni di tornare?

-    Mi vedo padre, genitore. Quello è sicuro. La Sicilia è il mio posto, torno sempre volentieri. Vivere lì, stare fermo a Porto Empedocle, la vedo molto difficile. Amo viaggiare, sogno di valorizzare i posti che mi hanno visto nascere e crescere. Manca qualcosa nella mia terra, come la civilizzazione. Molti, non tutti, non rispettano i propri luoghi. Come possiamo pensare di andare avanti? Se qualcuno getta perennemente la spazzatura dove non deve, per poi lamentarsi del sistema sbagliato, cosa ha concluso? Il cambiamento dipende da noi. Serve valorizzare le piccole cose, solo così si può pensare di andare avanti”. 

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-  Ti aspettavi tutto questo successo? 

“Sembra strano, io ne ero sicuro. L’ho sempre saputo. Tutto è legato al potere mentale. Non ho mai smesso di credere in tutto quello che faccio. Ho scelto di non fare televisione, cosi è stato. Ho rifiutato cose che non mi interessavano. Sono solamente stato al Chiambretti Night, come modello italiano nel mondo. Non amo le tv, non mi interessa.  Avevo voglia di lasciare un segno, di fare qualcosa: bene ce l’ho fatta. Volevo un mio marchio, con la giusta mentalità e determinazione, ci sono riuscito. Oggi sono felice”.

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