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"Fai quello che diciamo perchè ci manda Fragapane", in sei a processo per estorsione

Roberto Lampasona e Antonino Mangione si sarebbero fatti consegnare 60 mila euro da un meccanico

“Ci siamo informati di chi sei figlio, sappiamo tutto di te e della tua famiglia. Fai quello che ti diciamo perché è stato Salvatore Fragapane a farci il tuo nome”. È iniziato oggi, ma entrerà nel vivo l’8 aprile con l’audizione delle presunte vittime di estorsione, il processo a carico di sei persone, due delle quali, contemporaneamente, erano imputate al processo scaturito dalla maxi inchiesta antimafia “Montagna” in cui i pm hanno concluso la requisitoria.

Si tratta di Antonino Mangione, 38 anni, di Raffadali, Roberto Lampasona, 42 anni, di Santa Elisabetta; Domenico Mangione, 62 anni, di Raffadali; Concetto Giuseppe Errigo, 55 anni, di Comiso, Girolamo Campione, 41 anni, di Burgio, e Maurizio Marretta, 41 anni, di Santo Stefano. Lampasona e Mangione, secondo l’accusa, avrebbero speso il nome del vecchio capomafia ergastolano per intimidire un meccanico di San Biagio Platani e farsi consegnare assegni in bianco che poi fruttarono circa 60 mila euro. I due imputati, vecchie conoscenze degli inquirenti per vari reati, anche di mafia (Lampasona, fra le altre cose, è stato arrestato ancora per associazione mafiosa nell’inchiesta Montagna e ieri il pm ha chiesto la condanna a 11 anni) avrebbero commesso un’altra estorsione, nel maggio del 2010, un mese dopo la prima, nei confronti di un conoscente dal quale si sarebbero fatti consegnare assegni per 17 mila euro.

Nella seconda circostanza avrebbe agito il solo Mangione, facendo leva sulla conoscenza con Lampasona, forte del suo presunto spessore criminale, e si sarebbe fatto consegnare assegni per 17 mila euro. Gli altri imputati - nel collegio di difesa, fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano e Giuseppe Barba - sono accusati di ricettazione perché avrebbero utilizzato gli assegni provento delle estorsioni. Anche Errigo è imputato nel processo “Montagna” e ieri il pm ha chiesto la condanna a 4 anni. I giudici della prima sezione penale, ieri, hanno incardinato il processo e rinviato all’8 aprile per sentire le presunte vittime. 

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