Lunedì, 17 Maggio 2021
Mafia

Summit interprovinciali per cercare d'acquisire gli impianti confiscati a Cosa Nostra

Vertici anche per la presentazione ufficiale di presunti “uomini d’onore” e per pianificare le estorsioni

Un momento della conferenza stampa di Dda e carabinieri

L’apertura di impianti di produzione di calcestruzzo, nell’area fra Agrigento e Caltanissetta, in previsione dell’avvio dei lavori di ammodernamento della statale 189, la Agrigento-Palermo. Furto di bestiame, pianificazione delle estorsioni ad imprese che si stavano occupando di lavori pubblici. Ma anche la discussione di una strategia per avviare l’acquisizione di impianti, per la produzione di calcestruzzo, già sottoposti a confisca in quanto di proprietà di esponenti di Cosa Nostra condannati. Ed ancora: la presentazione ufficiale di presunti “uomini d’onore”. L’inchiesta antimafia “Montagna” – che all’alba di lunedì ha permesso di eseguire 57 ordinanze di custodia cautelare firmate dal Gip del tribunale di Palermo Filippo Serio e richieste dalla Dda – ha portato alla luce i molteplici summit interprovinciali che si sarebbero succeduti fra gli esponenti del mandamento Agrigentino "Montagna", i reggenti di quello di Vallelunga Pratameno, nel Nisseno, e i referenti delle famiglie di San Cataldo e di Castronovo di Sicilia, nel Palermitano e l'esponente della famiglia mafiosa di Enna.

“La caratteristica essenziale del “mandamento della montagna” – scrive il Gip del tribunale di Palermo basandosi sulle ricostruzioni dei carabinieri del reparto Operativo del comando provinciale di Agrigento e dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia - deriva dalla sua posizione geografica. Il mandamento della montagna  perfettamente inserito in quello spazio territoriale compreso tra la storica provincia Palermitana dei corleonesi che fu di Bernardo Provenzano e quella Nissena di Piddu Madonia. E’ in questo contesto che si inquadrano le riunioni documentate nel corso delle indagini, riunioni avvenute tra gli esponenti di spicco delle tre province, appartenenti alle tre macro aree a più alta densità mafiosa della Sicilia e maggiormente legata alle più antiche tradizioni di Cosa Nostra”. I riscontri sugli incontri e sulla presenza di alcuni degli indagati a tali summit - di cui scrive il giudice per le indagini preliminari – sono stati forniti, stando all’inchiesta, alle intercettazioni ambientali effettuate a bordo delle autovetture usate. Mezzi ritenuti sicuri per effettuare i loro spostamenti verso la meta finale della riunione.

Lavori sulla Agrigento-Palermo

Secondo i carabinieri del reparto Operativo del comando provinciale di Agrigento e la Dda di Palermo la riunione del 17 maggio del 2014 a Vallelunga Pratameno costituisce un tassello importante nella ricostruzione degli equilibri e delle alleanze in Cosa Nostra di Agrigento e Caltanissetta. Le intercettazioni sono state fatte sull’autovettura in uso a Calogerino Giambrone di Cammarata. Macchina che sarebbe stata utilizzata per raggiungere il luogo dell’incontro con l’esponente della provincia mafiosa di Enna e gli esponenti della famiglia di San Cataldo. Gruppo che, stando all’inchiesta, avrebbe chiesto l’incontro con il reggente del mandamento di Vallelunga Pratameno e con il referente della famiglia di Castronovo di Sicilia. “Come è combinata questa macchina?”. “A posto … sono dieci giorni che ce l’ho .. non me l’hanno scoperta questa”. Frasi queste che, secondo investigatori e inquirenti, farebbero emergere la certezza, da parte degli interlocutori, di non essere intercettati. Nel corso del colloquio viene trattata – scrive il Gip – la questione relativa all’apertura di impianti per la produzione di calcestruzzo nelle aree confinanti tra le province di Caltanissetta e Agrigento, strategiche in previsione dell’avvio dei cantieri destinati all’esecuzione dei lavori di ammodernamento del tratto stradale della statale 189, la Agrigento-Palermo.

Estorsioni, intimidazioni e problemi

Un’impresa di Lercara Friddi – emerge sempre dal dialogo captato dalle cimici e riportato nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta “Montagna” – aveva avviato dei lavori in territorio di Gela senza chiedere alcuna preventiva autorizzazione alla famiglia mafiosa locale. Si sarebbe discusso anche di questo durante il viaggio verso Vallelunga Pratameno. Uno degli esponenti della famiglia di San Cataldo avrebbe, in proposito, suggerito di riprendere ad incendiare i mezzi delle imprese per ripristinare il “giusto” clima di intimidazione. E dello stesso avviso risulterebbe essere stato l’esponente della provincia mafiosa di Enna che – stando alle intercettazioni – avrebbe sottolineato come il rispetto sia fondamentale in questo genere di questioni: “Esci … e che fai? … il rispetto dov’è? … i primi dobbiamo essere noi a farglielo portare … i primi…”. Sarebbe stato dunque, stando a quanto è stato ricostruito formalmente da carabinieri e Dda, fare la voce grossa: “ … e siccome noi altri .. certe volte … ce lo possiamo permettere … di alzare un po’ la voce … e la dobbiamo alzare … con queste persone …”. Sempre durante il viaggio sarebbero stati discussi anche dei problemi venutisi a creare per l’estorsione ad una impresa agrigentina impegnata nei lavori per la realizzazione di un’area di parcheggio ad Aidone, nell’Ennese. Il favarese Giuseppe Quaranta avrebbe accompagnato il reggente della famiglia mafiosa di Aidone. “Scelta poco accorta” – per l’esponente della famiglia mafiosa di Enna – visto che la persona era stata già arrestata nel 2007. 

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