Mafia, incontri con il boss di Sambuca per arrivare a Messina Denaro: 7 arresti

In manette tutti i fedelissimi di Leo Sutera, ritenuto capo di Cosa nostra in provincia di Agrigento dal 2010 al 2012. Documentati incontri tra il Sutera ed esponenti mafiosi delle province di Agrigento e Palermo

Uno degli incontri filmati dagli investigatori

I carabinieri hanno arrestato stanotte sette persone ad Agrigento e provincia, tutte accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip del Tribunale di Palermo, Maria Pino, su richiesta della  procura distrettuale di Palermo.
 
Le indagini sono state avviate nel maggio del 2009 e stanotte hanno portato all’arresto di: Giuseppe Genova, inteso “Salvatore”, 51 anni, di Burgio, ritenuto il capo della locale famiglia mafiosa; Andrea La Puma, 69 anni, di Sambuca di Sicilia, uomo di fiducia di Leo Sutera; Salvatore La Puma, classe 75, di Sambuca di Sicilia, figlio di Andrea; Gaspare Ciaccio, 32 anni, di Sambuca di Sicilia; Vincenzo Buscemi, 64 anni, di Sambuca di Sicilia; Massimo Tarantino, 45 anni, di Sambuca di Sicilia, già detenuto per altra causa; Luigi Alberto LA SALA, 32 anni, di Sambuca di Sicilia.

L’operazione è frutto di una manovra investigativa sviluppata nel tempo dal Raggruppamento operativo speciale e dal comando provinciale di Agrigento in direzione del mandamento di Sambuca di Sicilia e del suo principale esponente Leo Sutera detto “il professore” ritenuto nel periodo 2010 – 2012 il capo della provincia di Agrigento e, pertanto, in contatto con i vertici delle province di Trapani e Palermo. Il Sutera, infatti, era stato arrestato dalla squadra mobile di Agrigento nel giugno 2012 e successivamente veniva condannato a 4 anni di reclusione per associazione mafiosa.  
 
In quel quadro investigativo erano stati documentati una serie di riservati incontri tra il Sutera ed esponenti mafiosi delle province di Agrigento e Palermo nelle campagne di Sambuca di Sicilia.  Gli incontri non avvenivano mai nello stesso luogo, mai all'interno di fabbricati e, come ulteriore esasperata forma di prudenza, i partecipanti erano soliti camminare per i campi allo scopo di neutralizzare l'eventuale presenza di microspie.

Il livello dei personaggi interessati e le modalità di svolgimento degli stessi hanno fatto comprendere come gli incontri fossero funzionali alla pianificazione di comuni strategie criminali di portata ultra provinciale.

Era il 2013. E, come racconta Salvo Palazzolo su Repubblica, scoppiò una polemica pesante all'interno della procura. La pista di Sambuca, infatti, andò in fumo. Sono rimaste le fotografie che ritraggono il “professore” in aperta campagna mentre legge un pizzino, probabilmente inviato dal superlatitante Messina Denaro. In quei mesi, anche i servizi segreti avevano avvertito che quegli incontri in aperta campagna avrebbero potuto portare alla primula rossa di Cosa nostra. Un’altra preziosa occasione mancata.

L’inchiesta che ha portato agli arresti di oggi - denominata “Eden 5 - Triokola” - è stata coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia, nonché dai sostituti procuratori Rita Fulantelli, Emanuele Raveggioli e Claudio Camilleri.

Le riunioni avevano luogo nella campagne di Sambuca di Sicilia ed erano caratterizzate da rigidi protocolli di sicurezza tesi a sviare eventuali attività di controllo investigativo. Infatti, gli incontri non avvenivano mai nello stesso luogo ma sempre in punti differenti, mai all’interno di fabbricati e, come ulteriore esasperata forma di prudenza, sempre in movimento, nel senso che i partecipanti erano soliti camminare per i campi allo scopo di neutralizzare l’eventuale presenza di microspie. 

In tale ambito, il Sutera si avvaleva di un collaudato e fedele circuito di favoreggiatori incaricato di procedere ai sopralluoghi dell’area scelta per gli incontri, costituire una cintura di sicurezza della zona e prelevare i partecipanti in luoghi convenuti per poi portarli al cospetto del capo mafia. 

Sono stati documentati gli incontri del Sutera con: Salvatore Genova, ritenuto capo della famiglia di Burgio e principale collaboratore di Sutera; Cosimo Michele Sciarabba, uomo d’onore della famiglia di Misilmeri (Palermo), figlio del più noto Salvatore Sciarabba (già reggente della famiglia di Misilmeri e del mandamento di Belmonte Mezzagno-Misilmeri dopo l’arresto del capo mandamento Benedetto Spera); Gaetano Maranzano, uomo d’onore della famiglia di Palermo – Cruillas. 

Questi ultimi due sono stati arrestati nel giugno 2013 perché ritenuti esponenti di spicco dei mandamenti mafiosi palermitani, tanto da essere presenti alla nota riunione dei capi mandamento di Palermo il 7 febbraio 2011 all’interno del ristorante Villa Pensabene.

Il supporto logistico per Sutera a Sambuca, invece, era garantito da Andrea e Salvatore La Puma, agricoltori di Sambuca di Sicilia e strettamente legati a Sutera, nonché dagli altri sodali Gaspare Ciaccio,  Vincenzo Buscemi, Massimo Tarantino, Luigi La Sala, tutti di Sambuca di Sicilia e cooptati dal capo mafia per l’organizzazione delle riunioni.

L’indagine ha documentato come gli indagati si avvalessero del consueto e sperimentato metodo dei “pizzini” per comunicare tra loro, evidenziando, inoltre, la possibile esistenza di un canale di collegamento tra Sutera ed il latitante Matteo Messina Denaro.

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