“Ti ammazzo, non abbiamo paura della galera": minacce, sassaiole e spari per difendere l'onore

Il gip sugli indagati: "Escalation di violenza e resistenza culminata nella fuga dalla caserma, mediante danneggiamento del muro di cinta e del cancello d’uscita"

Una veduta del tribunale di Agrigento

Più sassaiole contro la porta d’ingresso e il prospetto dell’abitazione di una famiglia. Un colpo d’arma da fuoco contro il balcone che era riuscito, dopo aver trafitto l’infisso, ad entrare in casa e a conficcarsi in un pensile della cucina. Minacce di morte del tipo: “Ti ammazzo, non abbiamo paura della galera, la cosa non può finire in questo modo” ed ancora: “Devi essere costretto a rimanere sempre dentro casa perché appena esci ti ammazziamo”. Ma anche il tentativo, quando sul posto sono sopraggiunti i carabinieri di Licata, di sfondare – con una grossa pietra e un mattone – la porta di ingresso dell’appartamento dove la famiglia nemica era barricata. Sono queste le accuse, formalizzate dai carabinieri e dal sostituto procuratore Sara Varazi, che hanno fatto scattare l’arresto di padre e due figli. Arresto che, ieri, è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento che ha disposto, per tutti e tre gli indagati, i domiciliari.

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Due donne si sarebbero insultate, e anche pesantemente, sui social. Anche alcuni familiari, prendendo parte alla diatriba e patteggiando ognuno per il proprio congiunto, avrebbero contribuito ad esagitare gli animi. E per "motivi di onore", per difendere cioè la propria moglie e mamma, i tre si sarebbero scagliati, a partire dallo scorso mercoledì, contro i familiari dell’altra donna. 

Quando padre e figli – rispettivamente di 58, 26 e 23 anni – sono stati bloccati e portati in caserma, avrebbero iniziato “una serie di condotte aggressive, violente e minacciose nei confronti tanto dell’altra famiglia che dei carabinieri – ha ricostruito, ieri, nel provvedimento di convalida il giudice per le indagini preliminari - . Un’escalation di violenza e resistenza culminata nella fuga dalla caserma, mediante danneggiamento del muro di cinta e del cancello d’uscita – prosegue la ricostruzione del giudice - . E dopo essere riusciti nella fuga, gli indagati si recavano nuovamente nella loro abitazione, dove era in corso una perquisizione, perpetrando contro i carabinieri condotte di pesante minaccia e violenza volte ad impedirgli lo svolgimento della perquisizione. Con non poche difficoltà, le operazioni di perquisizione andavano avanti e veniva rinvenuta un mazza da baseball in legno poi riconosciuta” dall’altro uomo che aveva anche denunciato quanto stava accadendo alla sua famiglia.

Nonostante le difficoltà operative i militari dell’Arma sono riusciti a fare chiarezza su ogni singola posizione, addebitando reati diversi: dalla resistenza a pubblico ufficiale, al danneggiamento aggravato, alla tentata violazione di domicilio fino ad arrivare appunto alle minacce gravi. 

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