Depistaggio dopo l'incidente mortale, tre patteggiamenti e due rinvii a giudizio

A uccidere il sessantacinquenne Giovanni D’Ippolito, seduto sul marciapiede, sarebbe stata un'auto non revisionata scivolata dall'officina che si trovava nella salita di fronte

La via Roma di Lampedusa

Tre patteggiamenti e due rinvii a giudizio per la morte del sessantacinquenne Giovanni D’Ippolito, travolto e ucciso da un'auto, il 27 aprile del 2018, in un incidente al quale sarebbe seguito un depistaggio. La tragedia si era consumata a Lampedusa, all’incrocio fra via Verdi e via Eleonora Duse.

I presunti protagonisti della messinscena e alcuni isolani che avrebbero cercato di coprirli sono finiti a processo e tre di loro hanno preferito patteggiare definendo la propria posizione.

Travolto da auto mentre è seduto davanti casa, morte cerebrale per 65enne

Il pubblico ministero Alessandra Russo aveva chiesto il rinvio a giudizio di Fabio Messina, 30 anni; Domenico D’Agostino, 47 anni; Faouzi Zouabi, 55 anni; Erminio Votano, 60 anni e Carmelo Annibale, 39 anni. Messina e D’Agostino sono accusati di omicidio colposo. D’Agostino, titolare della ditta “D.A.G. autonoleggio”, avrebbe consentito a Messina, operaio in prova dell’attività, di manovrare un’auto ad accensione elettrica, parcheggiata in discesa, “non revisionata e senza un costante controllo”. Durante le operazioni di lavaggio, per un errore sarebbe stato disinserito il freno provocando lo scivolamento della vettura fino al marciapiede di fronte dove era seduto D’Ippolito che restò ferito in maniera molto grave e morì dopo due giorni all’ospedale Villa Sofia di Palermo.

L’auto che investì, uccidendolo, D’Ippolito, sarebbe stata spostata e messa in un parcheggio. Il marciapiede venne ripulito del sangue con l’idropulitrice e, sul posto, venne posizionata un’altra auto (per ragioni da mettere compiutamente a fuoco, forse perché l’altra non era revisionata) dopo averla ammaccata per rendere credibile la circostanza. Questa circostanza, per Zouabi, Votano e Annibale integrerebbe anche, secondo il pm, il reato di favoreggiamento. Le strategie processuali dei difensori - gli avvocati Salvatore Maurizio Buggea, Salvatore Pennica e Massimo Zaccarini - sono state diverse.

Il gup Luisa Turco ha disposto il rinvio a giudizio di D'Agostino e Annibale (prima udienza, davanti al giudice monocratico il 16 febbraio), un anno e 4 mesi di reclusione è la pena patteggiata da Messina, un anno ciascuno per Zouabi e Votano.

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