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Il luogo dell'omicidio

Il luogo dell'omicidio

"Uccise il fratello in preda a raptus di follia", 64enne cade in bagno e muore: indagano i carabinieri

Una nuova tragedia si abbatte sulla famiglia Chiarenza: il legale presenta una denuncia per sollecitare accertamenti sui tempi di soccorso dell'uomo che si era infortunato nella comunità dove era stato collocato dal giudice. La "maledizione" continua: i genitori erano morti a distanza di un giorno

Una caduta in bagno e la morte, a distanza di diversi giorni dall'infortunio nel quale aveva rimediato la frattura della mandibola e del setto nasale e un trauma cranico. Pietro Chiarenza, il 64enne di Grotte, reo confesso dell'omicidio del fratello Roberto, 56 anni, giudicato totalmente incapace di intendere e volere in seguito a una perizia e per questo detenuto in una comunità della provincia di Agrigento dopo un iniziale periodo di carcerazione, è morto. 

Il terzo fratello, adesso, ha presentato una denuncia ai carabinieri dando incarico al suo legale Loretta Severino di sollecitare indagini che chiariscano se i soccorsi sono stati tempestivi e quali sono le tempistiche precise dell'episodio che, secondo la difesa dello sfortunato grottese, presenterebbero troppi aspetti da chiarire. 

Il ricovero di Chiarenza era stato deciso dopo che lo psichiatra Leonardo Giordano, su incarico del gip Francesco Provenzano, nell'ambito dell'incidente probatorio, lo aveva visitato escludendo del tutto la sua capacità di intendere e volere, aggiungendo che si trattava di una persona socialmente pericolosa.

La perizia era stata disposta su richiesta del pubblico ministero Cecilia Baravelli.

L'omicidio è avvenuto la mattina dell'8 aprile, giorno del mercoledì santo. Roberto Chiarenza, tabaccaio, sarebbe stato colpito con delle coltellate prima allo stomaco, poi al collo in tre distinte fasi: dopo due tentativi di fuga, durante i quali l’uomo è riuscito a difendersi infilando un dito nell'occhio del fratello, l'omicida sarebbe riuscito a chiudere una porta a chiave e a colpirlo numerose altre volte fino a quando non ebbe la certezza che il suo bersaglio fosse morto. 

Le problematiche psichiatriche, come ha documentato da subito la difesa, erano piuttosto risalenti nel tempo. L'avvocato Severino aveva prodotto agli atti pure alcuni documenti che attestano la "psicosi ossessiva", di cui soffriva Pietro Chiarenza, fin dal 2009. L'uomo, quindi, era stato ricoverato in una struttura di Castrofilippo. Poi la caduta e il ricovero prima al Barone Lombardo di Canicattì, poi al San Giovanni di Dio. 

Infine la morte che segna una nuova puntata di una maledizione familiare visto che anche i genitori erano deceduti a distanza di un giorno. 

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