Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca

Cashback: partono i bonifici, ma tornerà nel 2022?

Al momento è nebbia fitta su cosa accadrà. Draghi ha stoppato il piano voluto da Conte per scoraggiare l'uso del contante, ma non è detto che sia un capitolo chiuso

Sono in arrivo i primi bonifici del cashback. Rimborsi al via nelle scorse ore solo per gli acquisti tra il primo gennaio e il 30 giugno 2021. Per il "superpremio" c'è da attendere, mentre è nebbia fitta su cosa accadrà il prossimo anno dopo la sospensione decisa da Draghi per il secondo semestre dell'anno in corso. 

I primi bonifici sono partiti

Il cashback è stato sospeso (permettendo alle casse pubbliche un risparmio stimato di oltre un miliardo), ma coloro che hanno accumulato importi per i pagamenti realizzati tra l’1 gennaio e il 30 giugno 2021 stanno ricevendo i rimborsi. Proprio in questi giorni sono in emissione i primi pagamenti sul 10% delle spese effettuate, nei primi sei mesi dell’anno, tramite carta o bancomat nei negozi. Tutto "da calendario". I rimborsi, fino a un massimo di 150 euro come era stato stabilito, devono arrivare entro 60 giorni dalla fine del programma che si è concluso il 30 giugno. Perciò la somma, erogata da parte di Consap, dovrà essere disponibile entro la fine di agosto.

L’erogazione dei rimborsi avviene tramite bonifico sul codice Iban indicato al momento dell’adesione al programma. Diverse le tempistiche del Super Cashback, il premio di 1.500 euro assegnato a ognuno dei primi 100mila utenti che hanno fatto più transizioni nell’arco dei 6 mesi: in quel caso il pagamento arriva entro la fine di novembre, in conseguenza della possibilità data ai partecipanti di presentare ricorso entro il 29 agosto per contestare le transazioni effettuate ma che non sono state conteggiate dall’App Io o quelle ritenute non valide ai fini del programma.

Il cashback tornerà? Al momento non è dato saperlo, ma certo è che se ne parlerà in vista del nuovo anno. La sospensione del cashback e del supercashback per il secondo semestre 2021 non ha archiviato il programma per il 2022. Se dovessero essere riproposti ci saranno però nuove regole volte a escludere i cosiddetti “furbetti”.

Il cashback è stato un successo?

Il cashback è il piano per scoraggiare l'uso del contante, in chiave anti-evasione,  inserito nel più ampio piano nazionale di transizione ai pagamenti digitali definito cashless Italia. Si è partiti a gennaio scorso dopo una prima fase sperimentale nel periodo natalizio: prevede il rimborso del 10% della cifra spesa se si usano carte di credito, carte di debito e prepagate, bancomat e app di pagamento. Il rimborso massimo per singola transazione è invece di 15 euro.

I numeri sono di tutto rispetto, va detto. Il cashback ha preso piede in fretta: dal 1° gennaio al 30 giugno 2021 gli utenti con transazioni valide sono quasi 8 milioni e più di 700 milioni le transazioni elaborate. Quasi 6 milioni di utenti hanno effettuato 50 o più transazioni: sono loro che nei prossimi giorni si vedranno accreditare sul proprio conto corrente i 150 euro di rimborso stabiliti. Ci sono invece 1,95 milioni di iscritti al cashback che hanno effettuato tra 1 e 49 transazioni con carte o app e dunque al momento sarebbero esclusi dal bonus. Molte sono persone che utilizzano poco gli strumenti di pagamento elettronici e che probabilmente si sono iscritte più che altro per cuirosità. Difficile che chi utilizza con frequenza il bancomat non abbia fatto una cinquantina di operazioni di pagamento da gennaio a oggi.

Le criticità non sono mancate. Qualche mese fa il cashback è finito anche sotto la lente della Corte dei Conti che nella memoria sul Documento di economia e finanza 2021, ha auspicato una "migliore finalizzazione e articolazione" delle misure volte a favorire i pagamenti elettronici come appunto il cashback e la lotteria degli scontrini. "Pur condividendone le finalità e in attesa di poter disporre di dati analitici sui risultati finora conseguiti", si legge, "si rileva l'esigenza di una loro migliore finalizzazione e articolazione, essendo necessario comunque evitare la dispersione di risorse con l'incentivazione di operazioni in settori ove non si registrano significativi fenomeni di omessa contabilizzazione dei corrispettivi o nei quali il pagamento mediante carte di debito o di credito è da tempo invalso nell'uso". Al contrario, "le incentivazioni dei pagamenti elettronici andrebbero concentrate relativamente agli acquisti di beni e servizi di modico valore o per i quali sono più probabili fenomeni di occultamento".

Nel corso di questi mesi si è anche intervenuti con qualche 'aggiustamento' al sistema, come le modifiche anti-furbetti, per evitare i micro-pagamenti presso lo stesso esercizio commerciale, una pratica a cui più di qualcuno ricorreva per raggiungere più facilmente il numero minimo di transazioni e 'scalare' a grandi passi la classifica del supercashback.

C'è chi, anche nell'attuale maggioranza di governo, sostiene che i soldi pubblici avrebbero potuto essere usati in altro modo, magari per sostenere le imprese duramente colpite dalla crisi economica: è probabile inoltre che le transazioni elettroniche crescano per effetto del cashback soprattutto in settori già a bassa evasione, come la grande distribuzione organizzata che, secondo l'Istat, assorbe quasi la metà della spesa al dettaglio, piuttosto che in quelli critici.

Perché Draghi ha sospeso il cashback

Il premier Mario Draghi non ha nascosto le sue convinzioni un mese e mezzo fa. Il cashback secondo l'inquilino di Palazzo Chigi ha un carattere regressivo ed è destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori. La maggiore concentrazione dei mezzi alternativi al contante si registra tra gli abitanti del Nord e, più in generale delle grandi città. La misura rischia di accentuare la sperequazione tra i redditi, favorendo le famiglie più ricche, determinando un effetto moltiplicativo sul Pil non sufficientemente significativo a fronte del costo della misura. Questo il senso del ragionamento esposto da Draghi in un consiglio dei ministri che ha affrontato il tema.

Il Movimento 5 stelle ha considerato la sospensione del cashback un errore non da poco. I portavoce M5s in Commissione Finanze alla Camera hanno definito la sospensione del meccanismo del cashback "un grave errore. Ha stimolato l'uso dell'app Io, incentivando la digitalizzazione, e ha permesso a oltre 6 milioni di italiani di ricevere fino a 150 euro come bonus per i pagamenti elettronici realizzati. L'incentivo ha avuto un enorme riscontro, soprattutto tra i giovani ed è una misura che si ripaga da sola - ragionano i deputati pentastellati - I dati sui consumi avrebbero raggiunto i 14 miliardi entro fine 2022 con 2,5 miliardi di nuove entrate per lo Stato e senza introdurre nessuna nuova tassa. Fino ad oggi, sono 8,9 milioni i cittadini che hanno aderito con un totale di 784,4 milioni di transazioni e 16,4 milioni di strumenti di pagamento attivati. Di fatto, si sceglie inopinatamente di tornare al passato, invece di sostenere un programma anti-evasione che sta funzionando. Questa battaglia, evidentemente, non interessa ad altre forze politiche, abituate a riempirsi la bocca di lotta all'evasione senza mai passare ai fatti" concludono.

La sospensione del cashback "deve essere l’occasione per migliorare e rilanciare la digitalizzazione dei pagamenti ed il contrasto dell’evasione" ha detto il responsabile economico del PD, Antonio Misiani. Parole molto tiepide, in casa dem non viene ritenuta indispensabile la prosecuzione dell'avventura del cashback.? Il centrodestra (sia quello "di governo" sia quello all'opposizione) ha invece dato la sua benedizione allo stop.

"Il cashback non è mai stato una misura contro l'evasione (era troppo costoso per questo fine) -  sostiene l'economista Carlo Cottarelli - Il cashback era una misura per incentivare i consumi. Ora che i consumi si sono ripresi il governo ha fatto bene a eliminarlo".

Può tornare nel 2022

Se tornasse nel 2022, sarebbe pressoché certa una modifica nelle "restituzioni" del cashback: i rimborsi per gli acquisti con carta effettuati nel primo semestre 2022 saranno infatti erogati entro il 30 novembre 2022. Prima era previsto il termine di 60 giorni dalla fine di ciascun periodo. Il ritorno della misura sarebbe però legato a una condizione, e cioè che il costo da 1,5 miliardi sia compensato da adeguati ritorni sul fronte della diffusione dei pagamenti digitali, come ha spiegato  il ministro dell'Economia, Daniele Franco, nel corso dell'audizione sulle tematiche relative alla riforma fiscale nelle commissioni Finanze di Senato e Camera: "Nel primo semestre di quest’anno l’introduzione del Cashback ha avuto degli effetti positivi sull’incremento di operazioni con Pos. Ma occorre valutare se il costo di 1,5 miliardi abbia un beneficio adeguato. Se il beneficio, rispetto ai costi, resta valido niente impedisce di riprendere l’attuazione nel il primo semestre dell’anno prossimo, considerato che il sistema è ancora nell’ordinamento". Una certezza c'è: è anche grazie al cashback e alla sua "classifica" che nei mesi scorsi le carte e gli altri strumenti digitali sono stati utilizzati anche per pagare le consumazioni al bar o gli acquisti in panetteria o in luoghi in cui tradizionalmente è più difficile pagare in modi diversi dal contante. Andranno fatte valutazioni molto più approfondite sull'extra-gettito fiscale garantito dalla misura.

Sull'App IO non si legge più nel banner arancione (che balza all'occhio di tutti gli utenti iscritti) come fino a qualche settimana fa, "il prossimo periodo del cashback inizierà il 1 gennaio 2022", bensì "il periodo del cashback dall'1 luglio al 31 dicembre è stato sospeso". Forse, a voler leggere tra le righe, un segnale. Nessun accenno all'anno prossimo, anche se poi, linkando nell'apposita pagina del regolamento si puntualizza che il decreto legge del 30 giugno prevede che il programma riparta "dal 1 gennaio al 30 giugno 2022". Staremo a vedere.

Fonte Today.it

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