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Il blocco dei pompieri dopo la frana del costone del viale

Il blocco dei pompieri dopo la frana del costone del viale

Il crollo del costone sul palazzo Crea, i consulenti del pm: "Infiltrazioni dal 1966"

Gli esperti della Procura spiegano: "Uno studio del passato mostra delle perdite ancora prima che venissero costruiti i palazzi". Sotto accusa l'ex sindaco, nonchè attuale assessore regionale, Marco Zambuto, il dirigente dell'Utc e i proprietari delle aree prospicienti lo stabile

"Uno studio del 1965, eseguito dall'ingegnere Vincenzo Cusmano, mostra che già allora erano state segnalate perdite idriche consistenti dovute alla presenza di una sorgente o a una rottura della tubatura a monte. Nello stesso punto indicato, decenni dopo, abbiamo riscontrato la stessa perdita idrica".

I consulenti della Procura, Giuseppe Giambanco e Francesco Graziano, che hanno redatto una relazione sia sullo stato catastale che sulle cause della frana, hanno spiegato che, in pratica, i palazzi Crea furono costruiti su un punto dove, decenni prima che si verificasse lo smottamento, era stata già segnalata una perdita idrica. 

Il processo, in corso davanti al giudice Manfredi Coffari, è quello per il crollo del costone, avvenuto il 5 marzo del 2014, che provocò l'evacuazione dell'intero palazzo poco distante. Una settantina di famiglie e svariate attività, per anni, furono sgomberate. Sotto accusa, per l'ipotesi di reato di disastro colposo, l’ex sindaco e attuale assessore regionale Marco Zambuto, il dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Giuseppe Principato, e i tre presunti proprietari dei terreni prospicienti il costone dei cosiddetti Palazzi Crea le cui condizioni fatiscenti avrebbero provocato la frana. Si tratta di Maria Isabella Sollano, 80 anni, e dei figli Valentina e Oreste Carmina, 54 e 50 anni. 

I consulenti, rispondendo al pm Manuela Sajeva, hanno effettuato la ricostruzione storica e catastale dei palazzi e dei terreni su cui sono stati edificati oltre che dei terreni circostanti. Sul punto, peraltro, la difesa di Sollano e dei figli, ovvero l'avvocato Rosa Salvago, ha sempre sostenuto che gli imputati non sono i reali proprietari di quei terreni e, di conseguenza, non sarebbe spettata a loro la manutenzione. 

I difensori di Zambuto e Principato (il primo è assistito dagli avvocati Antonino Gaziano e Silvio Miceli, Principato dal legale Antonino Manto) avevano chiesto, a più riprese, che la consulenza non venisse utilizzata insistendo su un aspetto tecnico, ovvero la circostanza che non era stata eseguita in contraddittorio visto che, all'epoca, l'ex sindaco e il dirigente non erano indagati.

Zambuto e Principato, secondo quanto ipotizza l'accusa, "sapevano già due anni prima del crollo della grave situazione di pericolo”, tanto che avevano messo per iscritto anche un’ordinanza di messa in sicurezza ma senza preoccuparsi che venisse rispettata come, invece, impone la legge.

Ai proprietari dei terreni prospicienti il costone del viale della Vittoria viene contestato, invece, di non avere adempiuto ad un’ordinanza, emessa il 5 aprile del 2011 dallo stesso Zambuto, che imponeva loro di eseguire delle opere di manutenzione consistenti nella “regimazione delle acque” che dovevano servire a eliminare il pericolo. 

Le prime udienze del dibattimento sono state incentrate sulla audizione del comandante della polizia municipale Cosimo Antonica, che ha lanciato un preciso atto di accusa nei confronti degli imputati. 

“Il Comune - aveva detto - sapeva del rischio tanto che, sollecitato dal Genio Civile e dall’Arpa, il 5 aprile del 2011 notificò un’ordinanza ai proprietari dei terreni adiacenti il costone di palazzo Crea diffidandoli a metterli in sicurezza visto che erano state segnalate delle infiltrazioni di acqua dall’amministratore di condominio. Ho segnalato al sindaco e agli uffici che sarebbe crollato".

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