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Sabato, 20 Aprile 2024
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Feto morto in grembo, risarcimento danni per mamma e papà 14 anni dopo la tragedia

L'Asp e la ginecologa erano stati condannati tanto in primo grado quanto in appello. Prima di arrivare in Cassazione sono state intavolate trattative per un bonario componimento

Chiedevano 400 mila euro per la morte, l'11 gennaio del 2009, del feto portato in grembo. Una condanna al risarcimento del danno subito per responsabilità da colpa medica. Hanno accettato, a tacitazione definitiva di ogni diritto, la somma complessiva di 216.500 euro. 

Era l'ottobre del 2016 quando tutti i congiunti della nascitura venuta alla luce priva di vita citavano l'azienda sanitaria provinciale e una ginecologa dinanzi al tribunale di Agrigento. Chiedevano che i giudici dichiarassero la responsabilità per la morte, l'11 gennaio del 2009, del feto che la donna portava in grembo e la condanna al risarcimento danni quantificato appunto in 400 mila euro. La compagnia d'assicurazione all'epoca garante dell'Asp ha ottenuto la rappresentanza dell'ente e la difesa. Il giudizio di primo grado, definitosi con sentenza del 13 marzo del 2019, ha condannato i convenuti al pagamento di 35 e 45 mila euro per risarcimento danni, oltre al pagamento delle spese di giudizio.

Nel luglio dello stesso anno, i coniugi hanno ricevuto dalla compagnia d'assicurazione le somme a titolo di acconto. Nell'ottobre del 2019, la coppia ha fatto ricorso alla Corte d'appello di Palermo per ottenere la riforma della sentenza di primo grado nella parte in cui è stato sottostimato il danno non patrimoniale subito dai coniugi "che deve essere - veniva allora scritto - quantificato in 100 e 110 mila euro". Nel ricorso veniva specificato anche che non era stato riconosciuto il danno materiale provocato ai coniugi, quantificato in 150 mila euro, né il danno parentale non patrimoniale quantificato in 10 mila euro. Il giudizio d'appello si è definito nel 2022 ed ha condannato i convenuti a corrispondere 90 mila euro a ciascun genitore per il risarcimento danni, oltre interessi e spese processuali per i due gradi di giudizio. I convenuti - Asp e ginecologa - condannati anche al pagamento di 10 mila euro per danno parentale non patrimoniale. Prima che la causa approdasse in Cassazione sono state intavolate trattative per il bonario componimento ed evitare appunto il terzo grado di giudizio. 

All'inizio dello scorso febbraio è stato sottoscritto, fra le parti, l'atto di transazione con cui i coniugi, ad integrazione di quanto già ricevuto, hanno ottenuto dalla compagnia di assicurazione un risarcimento di 53.573 e 43.547 euro, nonché somme per le sostenute spese processuali.  

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