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Picchia la moglie e la perseguita per cinque anni, 45enne a giudizio

Pedinamenti, appostamenti e minacce indirizzate anche alla figlia: "Dì alla mamma che torna a casa o ti uccido il cane"

Appostamenti, pedinamenti e minacce di morte indirizzate anche ai figli minori e al cane: per cinque anni avrebbe perseguitato l’ex moglie, con la quale era stata formalizzata la separazione e in una circostanza l’avrebbe anche picchiata colpendola con forza al viso e facendola cadere per terra. Per A.L., 46 anni, di Favara, è stato deciso il rinvio a giudizio. Secondo il giudice dell’udienza preliminare Francesco Provenzano, che ha accolto la richiesta formulata per iscritto dal pubblico ministero Paola Vetro e ribadita ieri in udienza dalla collega Simona Faga, le accuse contestate devono essere accertate in un dibattimento. La prima udienza è stata fissata per il 25 settembre davanti al giudice monocratico Manfredi Coffari. Il quaranteseienne, difeso dall’avvocato Daniela Posante che non ha scelto rito alternativi per l’imputato, è accusato di stalking e lesioni personali. L’attività persecutoria del favarese sarebbe iniziata nel dicembre del 2012 e si sarebbe conclusa lo scorso ottobre.

L’uomo si sarebbe reiteratamente appostato davanti all’ingresso dell’abitazione dell’ex moglie e l’avrebbe pedinata durante i suoi spostamenti. Le molestie avrebbero coinvolto anche i tre figli minori ai quali avrebbe chiesto di riferire alla madre i messaggi offensivi e minacciosi. Proprio i bambini sarebbero stati al centro delle sue rivendicazioni tanto che in diverse occasioni, sostiene l’accusa, avrebbe detto alla donna che i figli sarebbero andati con lui e che non le avrebbe consentito più di vederli.

Ogni messaggio sarebbe stato accompagnato da insulti, minacce e dall’augurio che si sarebbe “rovinata” e che sarebbe rimasta senza lavoro. La donna ha, però, denunciato episodi ben più gravi. In una circostanza, infatti, l’avrebbe minacciata di morte in maniera esplicita dicendo che l’avrebbe accoltellata “davanti a tutti”. La finalità sarebbe stata quella di convincerla a tornare a casa e, per questo, avrebbe chiesto alla figlia di riferire alla madre, etichettata in maniera volgare come prostituta, che se non avesse fatto come chiedeva si sarebbe vendicato uccidendo il cane alla bambina. Il 28 maggio del 2013 l’episodio più grave: il favarese avrebbe picchiato al volto la donna facendola cadere a terra e procurandole un trauma facciale che i medici giudicarono guaribile in sette giorni.

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