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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

Il crollo del Viale provocato da lavori abusivi e un taglio del cornicione? In 5 rischiano il processo

La Procura fa notificare l'avviso di conclusione delle indagini nei confronti dei responsabili dell'impresa, del proprietario di uno degli immobili del palazzo Liberty e di due tecnici

A provocare il crollo di piazza Cavour, dove la caduta di un cornicione ha fatto precipitare, il 18 settembre del 2019, il ponteggio che era stato allestito sulla palazzina liberty del Viale della Vittoria, sarebbero stati dei lavori abusivi, eseguiti fra il 2007 e il 2008, e un maldestro taglio dello stesso cornicione oltre dieci anni più tardi.

La Procura di Agrigento tira le somme dell'inchiesta sul cedimento che, a distanza di due anni, sta ancora provocando disagi per la circolazione stradale nel cuore della città. Il pubblico ministero Antonella Pandolfi, sulla base di una consulenza tecnica che avrebbe fatto luce sulle cause del crollo, ha fatto notificare cinque avvisi di conclusione delle indagini, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

Gli indagati, dopo che è stata esclusa la responsabilità di 26 persone (condomini e amministratore) sono: Giuseppe Nicotra, 42 anni, di Favara, titolare della ditta esecutrice dei lavori di ripristino dei prospetti; Giuseppe Bellia, 45 anni, direttore degli stessi lavori per conto del condominio; Vincenzo Sinatra, 86 anni, proprietario dell'immobile e ritenuto committente dei lavori abusivi; Tito Cece, 75 anni, progettista e direttore tecnico degli stessi lavori e Cosimo Nicotra, 45 anni, direttore tecnico della ditta che ha eseguito i lavori di ripristino del prospetto.

Con l'avviso di conclusione delle indagini, i difensori (fra gli altri, gli avvocati Daniela Posante, Alfonso Neri, Salvatore Pennica e Antonino Gaziano) avranno 20 giorni di tempo per chiedere un interrogatorio dei propri assistiti, produrre memorie o sollecitare atti di indagine. Il passo successivo del pm potrebbe essere la richiesta di rinvio a giudizio.

Alla decisione della Procura di tirare le somme dell'indagine si è arrivati in seguito al deposito della consulenza dell'ingegnere Luigi Palizzolo.

"I lavori di costruzione dei solai di calpestio del piano quarto sottotetto risalenti agli anni 2007/2008 sono stati realizzati abusivamente - ha scritto - e senza valutare in alcun modo il disturbo arrecato al sistema di coronamento dell'edificio a causa del taglio della muratura per l'inserimento dei dormienti in acciaio e per l'appoggio stesso dei solai, pertanto il proprietario e committente dei lavori, Vincenzo Sinatra, l'impresa esecutrice, che non è stato possibile individuare, ed il tecnico, architetto Tito Cece, che successivamente ha predisposto gli elaborati grafici e di calcolo di tali solai hanno agito con negligenza, imprudenza ed imperizia, innescando una situazione di instabilità del sistema di coronamento dell'edificio".

A contribuire a provocare il crollo - facendo rischiare una strage (evitata dal fatto che i calcinacci si sono schiantati a terra di notte, quando non c'era nessuno) e costringendo alla chiusura della strada, tagliando in due la città, per un bel pezzo - anche una leggerezza commessa dodici anni dopo: il cornicione, infatti, sarebbe stato tagliato senza verificare - è l'ipotesi dell'accusa - se il palazzo potesse reggere senza problemi.

Per questi lavori, che precedono di poche ore il disastro, il consulente ha puntato l'indice sul direttore dei lavori e sull'impresa che, peraltro, avrebbero sottovalutato due crolli di minore portata avvenuti prima.

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