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Cronaca Canicattì

"Gli chiesi al telefono dove fosse e si fece arrestare", poliziotto racconta la consegna dopo l'omicidio

Il 69enne Carmelo Rubino, dopo avere ucciso a colpi di pistola il coetaneo Vincenzo Sciascia Cannizzaro, si allontanò ma prese appuntamento con l'ispettore che lo aveva cercato. "L'arma ce la fece trovare solo dopo un mese"

"Lo chiamai al cellulare e gli chiesi dove fosse, mi rispose che era in contrada Cazzola e andai con l'auto ad arrestarlo. Ci fu bisogno di altre due telefonate per capire il punto preciso ma restò fermo ad aspettarmi". 

L'ispettore della polizia Calogero Bertolino racconta così in aula, davanti alla Corte di assise presieduta da Alfonso Malato, i retroscena dell'arresto di Carmelo Rubino, l'agricoltore pensionato di 69 anni, reo confesso del delitto del coetaneo Vincenzo Sciascia Cannizzaro, anche lui agricoltore, al quale avrebbe sparato diversi colpi di pistola al volto al culmine di una serie di litigi dovuti al diritto di passaggio su una strada interpoderale che portava ai loro terreni. Dopo il delitto, si sarebbe allontanato.

L'omicidio è avvenuto il 27 settembre dell'anno scorso proprio nel terreno della vittima in contrada Calici. Bertolino, rispondendo al pm Paola Vetro e ai difensori dell'imputato - gli avvocati Francesco Gibilaro e Diego Guadagnino - ha detto di avere chiamato Rubino al cellulare, conoscendolo da anni, e di avergli sentito dire che "si era rovinato".

"La pistola ce la fece trovare solo dopo un mese", ha aggiunto.

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